Storie di ordinaria repressione
Spettabile redazione, vorremmo spendere due parole riguardo a cio’ che e’ accaduto domenica 1 ottobre in via Cerasoli a Bergamo.
Leggendo i vari articoli comparsi fra ieri e oggi su alcuni quotidiani della provincia, abbiamo notato come, ancora una volta, semplici fatti di cronaca, per di piu’ mal raccontati e drammaticamente distanti dalla realt?, servano da pretesto per montare veri e propri “casi” di ordine pubblico.
A fidarsi delle descrizioni lette, infatti, ci si immaginerebbe una via Cerasoli in preda al degrado urbano e sociale, con bande di Boliviani che terrorizzano innocui cittadini, scaricando immondizia e abbandonandosi all’ebrezza di alcol e chissa’ cos’altro; un livello di allarme sociale tale da giustificare interventi violenti da parte delle forze dell’ordine, anche se nei confronti di donne di mezza eta’.
Gia’, perche’ se si raccontasse realmente cosa accade nei fine settimana al campo ardens e non ci si limitasse a riportare le veline della questura, ci si renderebbe conto che queste sporche e pericolose bande di boliviani sono in realta’ famiglie della comunita’ sudamericana che utilizzano lo spazio pubblico per soddisfare il loro bisogno di socialita’, per incontrarsi, giocare a pallone, mangiare insieme, facendo rivivere cosi’ uno spazio fino a qualche anno fa abbandonato a se stesso.
D’altronde, in una citta’ che non offre alcun tipo di spazio aperto di aggregazione, gente che sfugge a molte delle logiche commerciali che intrappolano il generico “tempo libero”, non potra’ che risultare pericolosa e aliena.
Come del resto pericolosi e alieni sembrerebbero essere “quelli del Paci’Paciana”, gratuitamente coinvolti nella vicenda da qualche testata e probabilmente dalla stessa questura, in un fatto che nulla aveva a che vedere con un’ azione politica, ma con un semplice intervento in difesa di donne violentemente maltrattate dalle forze dell’ordine, da parte di due ragazzi, occasionali frequentatori del centro sociale. Pensando alla drammatica serie di casi di abuso da parte delle forze dell’ordine, non solo ai danni di stranieri, ma sempre pi? spesso anche ai danni di italiani (Federico a Ferrara http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/, Rumesh a Como http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1033599.php), non possiamo che esprimere solidarieta’ ai nostri due fratelli e alla comunita’ sudamericana.
Qui di seguito il racconto della vicenda scritto da uno dei ragazzi:
Bergamo, domenica 1 ottobre 2006 Attorno alle ore 20 di domenica 1 ottobre 2006 stavo casualmente passando in auto in via Ceresoli con un amico quando, all?altezza del parco ardens, noto due agenti maltrattare delle signore di origine sudamericana. Chiedo al mio amico di accostare l?auto e mi avvicino per capire cosa stia succedendo. In quel momento noto che i poliziotti strattonano le signore, che riconosco essere cinque e di mezza et? (ad occhio tra i 30 e i 55 anni).
Avvicinandomi noto che tra due auto parcheggiate, coperto dalle signore, c?? un ragazzo, ad occhio sui trent?anni e anch?egli di origine sudamericana, seduto sull?asfalto. Una delle signore si avvicina a me e mi dice con tono spaventato che il ragazzo si era appena svegliato perch? svenuto in seguito ad un colpo alla nuca inferto dalle forze dell?ordine. A questo punto mi avvicino ai poliziotti e chiedo cosa stia succedendo e perch? stessero usando tale violenza nei confronti del gruppo. Uno degli agenti si dirige nervosamente verso di me dicendomi di farmi gli affari miei; nel frattempo l?altro Agente continua a maltrattare le signore cercando di arrivare al ragazzo. In quel momento arriva una seconda pattuglia dalla quale scende un agente che, senza rivolgersi in alcun modo agli altri colleghi, tira un calcio all?altezza della bocca dello stomaco al ragazzo, che era stato nel frattempo immobilizzato dall?altro agente. Inizia una colluttazione tra gli agenti e il gruppo, le signore tentano di proteggere il ragazzo mentre gli agenti cominciano a malmenare a caso, prendendo una delle signore (che avr? avuto circa 50 anni) per il collo e alzandola da terra, sbattendo pi? volte le signore ed il ragazzo sul cofano della macchina, stortando braccia e tirando schiaffi, fino a prendere di peso il ragazzo e una delle signore e infilarli violentemente in macchina. Mi avvicino nuovamente urlando agli agenti di non usare violenza, che erano tutte signore di mezza et? e che gli stavano facendo del male. Uno degli agenti (il primo sceso dalla seconda auto) mi urla di farmi gli affari miei e di fornire i documenti, immobilizzandomi un polso; a quel punto, spaventata, inizio ad urlare che non mi toccassero, che non potevano. L?agente mi lascia e io fornisco la mia patente ad uno degli agenti, che mi identifica senza problemi. Nel frattempo anche il mio amico fornisce la sua patente e viene identificato dallo stesso agente senza problemi. Nell?auto in cui ? stata caricata la signora, intanto, si sentono urla e colpi forti, mentre due agenti continuano a malmenare e strattonare le signore. Urlano, rivolti verso di me, che mi avrebbero denunciato e io chiedo con quale accusa e di scrivermi il verbale sul posto. Risalgono in macchina senza darmi risposta e si allontanano gridandomi: ? Ci vediamo in tribunale!?.
csaPac?Paciana
- 6 Ottobre 2006
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