[Diaz] La seconda parte dell’arringa del pm

Scritto da vincenzo

sempre dal blog di Beirut e riprendendo quanto scritto prima, consapevoli che la memoria è un ingranaggio collettivo cerchiamo di dare il maggior risalto alle cronache e analisi rispetto al processo per la scuola Diaz.

Era l’estate di 7 anni fa, nel caldo di Genova, di quel G8 che non se ne andrà tanto facilmente dall’immaginario di tutt* noi.

Signor presidente, signori giudici, ieri il collega ha lasciato idealmente tutti dinnanzi al cancello della scuola Diaz Pertini nel momento in cui questo viene sfondato da un mezzo del VII nucleo del reparto mobile.
Mentre nel cortile della scuola si consuma il violento e tragico pestaggio di MC, free lance inglese, che subirà lesioni permanenti dall’agguato dei poliziotti, il VII nucleo sfonda il portone ed entra nella scuola. Canterini, chiamato dai suoi colleghi per partecipare all’azione, nella riunione preparatoria in questura, propone addirittura di fare un’entrata in grande stile, utilizzando i lacrimogeni. Viene convinto a lasciare perdere, ma i suoi uomini hanno voglia di menare le mani. Per distinguersi dai comuni picchiatori, gli uomini del VII nucleo decidono di infilarsi una cintura nera, anziché quella consueta bianca dei reparti celeri. Sarà la loro fregatura, purtroppo solo processualmente e neanche per tutti i suoi componenti e vedremo perché. Entrano e iniziano le violenze.

Come si giustificarono i poliziotti circa le botte e le ferite dei manifestanti? In due modi, ribaditi in aula: diranno che ci fu resistenza, con lancio di oggetti da parte dei ragazzi e ragazze nella Diaz, smentita dalle immagini televisive, e che le ferite degli occupanti erano ferite pregresse…

Cardona Albini non ha usato mezzi termini in aula: stiamo parlando di un massacro. Quanto alla resistenza degli occupanti la scuola: non c’è stata nessuna resistenza da parte delle persone, nessuna condotta di resistenza attiva, nessun lancio di oggetto, nessuna violenza, a nessuno e’ stato potuto attribuire nessuna delle armi addotte nel verbale, tali armi non erano presenti nelle aule dove si sono svolte le violenze, e nessuna prova e’ stata riferita rispetto al rinvenimento di tali armi, e’ stata viceversa provata la provenienza ab esterno del principale reperto dell’operazione, le due bottiglie molotov, che aveva fornito uno spessore decisivo per formulare l’accusa collettiva di partecipazione all’associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio.

Quanto alle ferite pregresse: fu un’illazione fatta a caldo e diffusa dagli organi di stampa, unitamente a un sottodimensionamento dei feriti. Si può lasciare al giudice quanto questo contrasti con le immagini dei trasporti dei feriti, con le tracce nella scuola, diffuse da migliaia di fotogrammi, nonché con la documentazione medica delle lesioni acquisita agli atti. E veniamo all’azione, all’ingresso e alla perquisizione… (i poliziotti) cominciano a colpire. Subito dopo i primi entrano altri poliziotti, si spargono per la sala e cominciano a colpire. Colpi di manganello, calci, in pochi istanti tutto il locale e’ pieno di poliziotti che vengono descritti tutti nello stesso atteggiamento: un pestaggio. Le descrizioni di questi poliziotti entrati per primi e i filmati inducono a ritenere che ci fosse certamente personale del VII nucleo. certo e’ che in un secondo tempo viene riconosciuta e attestata la presenza di poliziotti di altri reparti, in borghese e con pettorina. Singole testimonianze sono molto dettagliate e riferiscono di violenze contro persone già ferite.

Gli insulti: Viene riferita costantemente l’urlare di minacce, insulti e ingiurie mentre i pestaggi avvengono. Le frasi vengono riferite sia da stranieri che da italiani. Vengono pronunciate anche a situazione avanzata, e provengono anche da persone che vengono descritte come funzionari. BV riconosce i funzionari: “li ho visti passare tra queste due pareti che non arrivavano al soffitto, li ho visti rimanere li’, e uno ci ha detto ‘bambini cattivi’, con un giubbino chiaro, un po’ calvo, con gli occhiali; poi ricordo anche uno con gli occhi azzurri e gli occhiali [per la cronaca, si tratta di Luperi] che ho poi riconosciuto nel fare una dichiarazione in tv”. L’insulto più costante e’ quello di “bastardi”, mentre gli arrestati italiani riportano frasi come “nessuno sa che siete qui vi ammazzeremo tutti”.

Questo e altro accade al piano terra, la cosiddetta palestra. Andiamo al primo piano. Tralasciando racconti drammatici riportati dai testimoni, interessante la conclusione di questa prima fase fatta dal pm: i racconti delle vittime sono terrificanti, sono stati resi in maniera assolutamente genuina in sede dibattimentale, sono state analizzati tutti gli aspetti del loro racconto, le divise, le uniformi, le difformità, io non sto qui ad annoiare con citazioni che noi tutti possiamo verificare sugli atti. Il quadro che ne emerge e’ che molti descrivono le uniformi del vii nucleo, nessuno di questi anche quando ha visto foto in rogatoria di divise del reparto mobile hanno sempre riconosciuto l’uniforme ma senza la cintura bianca. [...] Tutti riferiscono dell’uso del tonfa, che e’ in uso tra le forze tedesche, mentre da noi era sperimentale. E tutti descrivono l’uso di questo strumento anche con modalita’ non ortodosse e che anche il comandante Fournier (vice di Canterini) ci ha detto che non sono assolutamente idonee. Fournier ci ha detto che se e’ impugnato al contrario “spacca le ossa di un bue”. Sappiamo che e’ stato usato in questo modo e di fratture ne abbiamo. Una dotazione che deve essere usata in un certo modo, ma purtroppo alla scuola Diaz ha funzionato diversamente. Purtroppo bisogna dire che questo la nostra indagine lo ha sempre accertato il comportamento lesivo posto in essere da queste persone non ha visto come protagonisti solo membri del vii nucleo, e’ un risultato a cui si e’ già pervenuti nelle indagini preliminari, perché e’ indubitabile che ci siano persone di altri reparti mobili anche di Roma, ma non solo, agenti in pettorina delle squadre mobili, agenti del nucleo prevenzione crimine, e nel corso delle indagini già da subito i riferimenti a condotte lesive poste in essere dai capi squadra sono attribuite ad altri reparti, ovviamente. Non vi e’ dubbio che anche appartenenti di altri reparti abbiano condotto azioni lesive.

A livello processuale, si tratta di incrociare le testimonianze delle vittime, con le immagini televisive e con le relazioni di servizio dei poliziotti. Il punto di partenza in questo senso è la relazione del capo del VII nucleo, Canterini: uno spaccato della polizia italiana e del suo modo (costante, purtroppo) di operare. Francesco Gratteri, allora capo dello SCO, oggi capo del DAC, ovvero uno dei tre poliziotti più importanti del paese, dopo essere già a suo tempo stato promosso questore di Bari (e provate a chiedere a Vendola…pare siano amici, Nicki e “Ciccio” Gratteri) chiama Canterini e gli chiede una cazzo di relazione. Che non è che tutto quel casino non poteva essere spiegato. Di malumore Canterini si mette a scrivere. Cosa? Questo: descrive lanci di oggetti dall’alto, in particolare bottiglie, e violente colluttazioni per vincere la resistenza degli occupanti, che intanto si erano armati: la resistenza (scrive Canterini) avveniva al buio; e la situazione era la stessa al primo piano. Canterini, chiamato dai pm in sede di indagine, svela il retroscena della sua relazione: ogni commento sarebbe superfluo.

—- estratto interrogatorio Canterini —-

P.M.: ma guardi che le è stato chiesto finora soltanto questa cosa semplice, cioè se quello che lei ha testimoniato in questa relazione l’ha visto direttamente

Canterini: No, non l’ho visto…

P.M.: o l’ha appreso da altri…

Canterini: l’ho appreso, l’ho appreso

P.M.: perché la firma l’ha messa lei sotto questa relazione…

Canterini: ha perfettamente ragione…

—- fine estratto interrogatorio Canterini —-

Quando in dibattimento gli vengono chieste spiegazioni sulla relazione, la chiama “relazioncina”, come dire: una marea di cazzate, anche perché nella sua personale lotta interna contro lo SCO, la sua posizione è migliorata: il casino delle molotov e delle prove false ha messo in evidenza altri poliziotti, più che la violenza dei suoi uomini, dibattuta nelle prime fasi del processo. Minimizza Canterini. Ma non è l’unico comportamento poco collaborativo. Basti ricordare del resto che tra i 13 firmatari del verbale di arresto per 96 persone, uno ancora oggi non si sa chi sia. Il primo caso mondiale di un atto pubblico anonimo.
Torniamo alle relazioni. Alcuni poliziotti hanno detto: poi ci mettemmo li’ e tutti insieme facemmo la relazione, ci dissero di specificare cosa era successo, era una integrazione che serviva a chiarire, non so. E’ chiaro che a un certo punto Canterini ha chiesto ai suoi uomini di scrivere, anche a chi non c’era, probabilmente. E qui c’è uno dei primi nodi del processo. Le lesioni, chi furono i responsabili delle lesioni? I pm chiesero l’elenco dei partecipanti all’irruzione. Il pm Cardona ricorda: ancora oggi abbiamo visto che non e’ possibile ottenere una concreta lista degli uomini che hanno partecipato all’irruzione. I tentativi di individuazione non hanno incontrato facilità, anzi palesi difficoltà, se non comportamenti di ostruzione. E’ straordinario che nonostante gli elenchi richiesti il dr.Troiani non fosse presente in questi elenchi, anche se era noto e viene raggiunto telefonicamente per sapere dell’operazione stessa. I nominativi dei partecipanti hanno avuto una graduale integrazione, non e’ stata individuata una delle firme del verbale di arresto, le foto allegate per i riconoscimenti ci hanno messo in grave imbarazzo durante l’interrogatorio, perché sono foto risalenti a molti anni prima.

Dopo i pestaggi si procederà alla perquisizione e alla gestione del casino creato. E a quel punto il processo Diaz dimostra il labirinto in cui i pm e non solo si sono trovati a lavorare. Alla prossima settimana, per la terza parte dell’arringa.

[continua]

Lascia un commento