Si riparte!
La situazione dell’andamento dei lavori riguardanti la messa a norma dello stabile in via Grumello 61/c è stata connotata da uno stato permanente di abbandono da parte della ditta appaltatrice che ha mostrato totale disinteresse a concludere la ristrutturazione del primo lotto nei termini previsti, arrivando a lasciare il cantiere aperto e incustodito (quindi soggetto a ripetute intromissioni e manomissioni) per tutta l’estate.
La qualità del lavoro è inaccettabile (grondaie che si staccano dalla parete, maniglie rotte, prese della corrente a ridosso dei rubinetti dell’acqua).
La sicurezza degli operai e quella di chi vive lo spazio sono state spesso dimenticate.
Una serie di inadempienze e proroghe hanno portato un lavoro di pochi mesi a trascinarsi goffamente per oltre un anno creando disagi e limitazioni alle attività del Centro Sociale: a discapito di quanto concordato, ci si è trovati nell’impossibilità di portare avanti la gestione dello spazio non interessato dal primo lotto per via dei problemi causati dal cantiere. A questo si aggiunge il lento e farraginoso iter burocratico dell’ufficio tecnico del comune di Bergamo che non è stato in grado di stabilire realistici e plausibili termini di effettuazione del collaudo degli impianti (che doveva avvenire intorno alla fine di luglio e che non è ancora stato eseguito) con la conseguente richiesta di ritardare, a data da destinarsi, la promessa consegna dei locali riguardanti il primo lotto.
Lettere inviate in questi mesi al sindaco Bruni: 3 marzo 2008 - 1 settembre 2008
Abbiamo preso atto, per l’ennesima volta, dell’ inequivocabile disinteresse per lo svolgimento dei lavori di messa a norma dello stabile da parte del Comune di Bergamo e della volontà di non rispettare gli accordi stabiliti nonostante i ripetuti tentativi da parte
dell’Assemblea del Pacì Paciana di mediazione tra Ditta appaltatrice e
Comune.
Ci siamo sentiti in dovere di affrontare la questione con un piglio diverso rispetto ai metodi di confronto precedentemente adottati: la situazione era diventata insostenibile e fortemente controproducente per tutti, soprattutto per noi e per le esigenze delle persone che con la loro presenza e attività all’interno del Centro Sociale costituiscono
il senso dell’esistenza stessa dello spazio.
Da oggi riteniamo utilizzabile a tutti gli effetti l’intera area dello stabile per poter sviluppare e portare avanti tutte le attività che hanno contraddistinto il Pacì Paciana in questi 11 anni e hanno visto migliaia di persone attraversare questi spazi, farli vivere, usufruirne attraverso concerti, dibattiti, proiezioni, feste, assemblee.
Ci reimpossessiamo dei singoli spazi gestendoli secondo i criteri della carta dell’autogestione - basati sull’antifascismo, l’antisessismo, la lotta a privilegi e ingiustizie - che da sempre ha caratterizzato il nostro modus operandi e le nostre iniziative, trasformando un cantiere oramai morto in un Centro Sociale operativo che porta avanti progettualità di
aggregazione e solidarietà per il miglioramento delle condizioni di precarietà di vita di tutti e tutte, progettualità diverse e in contrapposizione con lo spostamento dell’immaginario italiano sempre più indirizzato verso il baratro di un nuovo fascismo fatto di leggi securitarie, razzismo, precarietà e autoritarismo.
Non siamo più disposti a sopportare le inadempienze di altri soggetti e a limitarci ad osservare apparati comunali che arrancano incastrati tra appalti, subappalti, burocrazia senza vie d’uscita.
Con questo atto vogliamo simbolicamente restituire alla Città le funzionalità complete del suo Centro Sociale vivo e attivo nella completa efficienza dei suoi spazi perchè riteniamo di vitale importanza la nostra presenza all’interno di un tessuto sociale sempre più atomizzato, lontano anni luce da quello che ci vogliono raccontare di “città vivibile”, di isola industriosa e felice.
C.S.A. Pacì Paciana
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Non esiste un piano che possa prevedere tutto. Altri solleveranno il capo, altri diserteranno. Il tempo non cesserà di elargire sconfitte e vittorie a chi proseguirà la lotta.
- 2 Ottobre 2008


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