NO AL FASCISMO - NO AL REVISIONISMO STORICO
riceviamo e pubblichiamo il comunicato a firma GAP che parla dell’azione di stamattina al cimitero di bergamo durante la commemorazione di un repubblichino fatta dal prete fascista Giulio Tam.
NO AL FASCISMO - NO AL REVISIONISMO STORICO
Torna ancora una volta a fare capolino a Bergamo il revisionismo storico, con il suo odioso armamentario fatto di menzogne e riscrittura della Storia: protagonista di questa vergognosa operazione è padre Giulio Tam, il “prete in camicia nera”, un sacerdote sospeso a divinis dalla Chiesa che ha celebrato una messa al cimitero di Bergamo per ricordare il sotto tenente repubblichino Gino Lorenzi, a detta dei nostalgici “martire della barbarie partigiana”.
Gli antifascisti di Bergamo - prendendo esempio dai Ribelli della Montagna di Rovetta - non sono stati a guardare, hanno messo in campo una risposta intelligente ed efficace: 6 manichini “fucilati” sono stati appesi alle luci dell’alba fuori dalla sede de “l’eco di bergamo” a ricordare i 6 civili inermi fatti trucidare a Gaiarine (TV) da questo “martire” nonchè, durante la commemorazione - che riuniva il peggio della canaglia fascista - magicamente uno stereo sparava a tutto volume le note di “Bella Ciao” e di altri canti partigiani e dalla gru di un cantiere vicino veniva misteriosamente srotolato un enorme striscione che ricordava che la nostra città è antifascista, creando sgomento e rabbia negli occhi torvi dei nostalgici del Ventennio.
La Storia non si riscrive, respingiamo qualsiasi attacco strumentale a chi ha liberato l’Italia e i tentativi di distorsione della Storia.
Bergamo è antifascista!
Onore ai partigiani! Nessuna pacificazione!
Senza Tregua!
sono tornati i GAP [Gruppi di Azione Patriottica]
[approfondimento] chi era Gino Lorenzi
- 19 Luglio 2009





[...] Thus Giulio Tam’s memorial service for Lorenzi was interrupted by anti-fascist protesters, who placed seven mannequins (one for each of Lorenzi’s victims) stained with red blood in the parking lot near where the service was taking place. Attached to the mannequins were the names of Lorenzi’s victims. You can see the photographs at the Paci Paciana website. [...]