8 marzo

OLYMPE DE GOUSE - Olympe de Gouse, pseudonimo di Marie Gouze, fu una drammaturga e giornalista francese.

Nacque nel 1748 da famiglia borghese, a 17 anni si sposa con un uomo col quale non fu felice e che morendo la lasciò con un figlio,Pierre Aubry.

Da sempre refrattaria al matrimonio in generale, definendolo “la tomba dell’amore”, rifiutò di convolare ad altre nozze.

Nel 1770 si trasferì a Parigi dove frequentò l’elite intellettuale del periodo.

Scrisse varie opere teatrali tra cui “L’esclavage des noirs”(la schiavitù dei neri), opera che incontrò la diffidenza dei nobili di Versalles, dove molti avevano tratto e traevano benefico dalla tratta degli schiavi.

Olympe si battè molto per l’abolizione della schiavitù.

Nel 1788 pubblicò “Reflexion sur les hommes negres”(riflessioni segl’uomini neri) e “le marchè des noirs”(la marcia dei neri) nel 1790.

nel 1788 il Journal general de France le pubblicò vari dei suoi manifesti politici, tra cui “lettre au pueble”(la lettera al popolo) in cui trattava un ampia riforma sociale.

Nel 1791 pubblicò la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina,in risposta alla dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del Cittadino, stesa dopo la deposizione della monarchia; iniziava con queste parole:

“Uomo,sei capace di essere giusto? Una Donna te lo chiede.”

Entrò a far parte dei Girondini e criticò apertamente la politica di Robespierre e Marat,temendo per l’instaurazione di una dittatura.

Nel 1793 fu incarcerata con l’accusa di aver sostenuto i Girondini.

Malata a causa di una ferita infettatasi fu posta nell’infermeria carceraria.

Ipotecò i suoi averi per consentirsi una prigionia più dignitosa.

Il 2 Novmbre del 1793, fu portata a processo di fronte al Tribunale Rivoluzionario e le fu negato un avvocato, si difesa da sola e dopo un processo sommario fu condannata a morte.

Il giorno seguente fu ghigliottinata.

Suo figlio, per timore di ricevere lo stesso trattamento, rinnegò la madre.

Col suo operato difese l’uguaglianza fra gli uomini e le donne all’interno della vita pubblica e privata,incluso il diritto al voto, al lavoro, al poter parlare e trattare in pubblico di politica, al poter accedere a cariche politiche, al possedere e controllare possedimenti, a poter far parte dell’esercito,

all’uguaglianza fiscale e all’accesso all’istruzione.

S’impegnò per il riconoscimento da parte dei padri dei figli avuti fuori dal matrimonio, s’impegnò inoltre a favore del divorzio, per la soppressione del matrimonio convertendolo in un atto rinnovabile di anno in anno.

Fu anche precursora per la protezione dei diritti dell’infanzia e per la protezione delle madri e dei loro figli, una prima bozza di maternità,per come la s’intende oggi in ambito lavorativo.

In vita Olympe dovette scontrarsi con la misoginia dell’epoca e l’incomprensione dei suoi scritti da parte dei contemporanei la portò ad essere screditata.

Le sue opere caddero nel dimenticatoio e la sua opera come la sua persona furono oggetto di sbeffeggio e disprezzo durante il XIX secolo.

Si disse che sapesse appena leggere e scrivere, si mise in dubbio l’autenticità della firma della sue opere, si dubitò della sua sanità mentale e sulle sue doti intellettuali.

Solo dopo la seconda Guerra Mondiale la sua figura ed il suo lavoro furono riabilitati, venne riconosciuta come una tra le figure umaniste più importanti del XVIII secolo.

Fu oggetto di studio negli Stati Uniti,Giappone,Germania e nel 1981 O.Blanc pubblicò una sua biografia basandosi su testi e documenti dell’epoca, in onore del bicentenario della Rivoluzione Francese (1999), Lei e le sue Opere, vennero omaggiate e riconosciute.

Nel 1989 la storica Catherine Marand-Fouquet propose, all’allora presidente Chirac,tramite petizioni, di inserire nel Panteon di Parigi il nome di Olympe de Gouse, ma Alain Decaux (assessore alla storia) declinò la possibilità.

Vari municipi francesi la omaggiarono dedicandole scuole,vie, piazze. Dal 2006, il teatro di Mountauban, sua città natale,porta il suo nome, così come, nell’XI distretto di Parigi, una sala per spettacoli all’interno dell’antica carcere femminile de la Rochette.

In occasione dell’8 Marzo del 2007, le fu dedicata una sala dell’Hotel Beauvau, sede del Ministero dell’Interno francese.

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA (1791)

ART 1_La Donna nasce libera e permane tale nei diritti come l’Uomo. Le distinzioni sociali devono esser fondate nell’interesse comune.

ART 2_L’obiettivo di tutte le associazioni politiche è la conservazione dei diritti naturali e imprescindibili della Donna e dell’Uomo. Questi diritti sono libertà, proprietà, sicurezza e soprattutto la resistenza all’oppressione.

ART 3_Il principio di tutta la sovranità risiede nella Nazione che altro non è se non l’unione di Donne e Uomini: nessun corpo,nessun individuo può esercitare autorità che non sia emanata da questi.

ART 4_La libertà e la giustizia consistono nel dare tutto in parti uguali : l’esercizio dei diritti naturali della Donna è da sempre sottoposto alla tirannia che l’Uomo le oppone, questo limite deve essere corretto per le leggi della natura e della ragione.

ART 5_Le leggi della natura e della ragione proibiscono tutte quelle azioni che pregiudicano la Società: tutto quello che non è prescritto da queste leggi non può essere imposto.

ART 6_La legge dev’essere espressione della volontà generale: tutte le Cittadine ed i cittadini devono contribuire personalmente o con propri rappresentanti alla formazione dei queste. La legge deve essere uguale sia per le Cittadine che per i Cittadini; per esserlo devono essere garantiti a Tutte dignità e lavoro, secondo le proprie capacità e competenze,senza distinzione alcuna che non siano le proprie virtù e talenti.

ART 7_Anche le Donne saranno processate ed incarcerate secondo i dettami della Legge vigente,avranno stessi doveri e stessi diritti degl’Uomini.

ART 8_Solo tramite Leggi scritte ed evidentemente necessarie potranno essere applicate per processare una Donna e solo se saranno state promulgate anteriormente al delitto contestato.

Art 9_Solo sulla Donna ritenuta colpevole alla fine di un giusto processo cadrà tutto il rigore della Legge.

ART 10_Nessuno dev’essere additato e perseguitato per le sue idee,anche di principio. Così come una Donna viene incarcerata deve avere anche la possibilità di potersi difendere manifestando la propria idea,senza che l’ordine pubblico venga turbato.

ART 11_La libera circolazione di pensieri ed opinioni è uno dei diritti più preziosi per le Donne,questo assicura la legittima relazione tra figli e padri. Ogni cittadina potrà quindi affermare -sono madre di un figlio che vi appartiene – senza che un barbaro pregiudizio la forzi a dissimulare la

verità; salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.

ART 12_La garanzia dei diritti della Donna e della Cittadina implica un vantaggio maggiore: questa garanzia deve essere attribuita a tutte non solo a coloro a cui è affidata.

ART 13_Per il mantenimento della forza pubblica ed i costi dell’amministrazione, il contributo della donna e dell’uomo sarà lo stesso. La Cittadina partecipa a tutti i lavori domestici e ai lavori gravosi,per tanto,dovrà partecipare nella distribuzione di impieghi cariche ed altre attività e dovrà esserle riconosciuta la dignità.

ART 14_le Cittadine ed i cittadini hanno diritto di constatare, in prima persona o tramite rappresentante, la necessità della contribuzione pubblica. Le Cittadine possono comprovarla solo se ammesse in parte uguale,non solo nella fortuna,ma anche nell’amministrazione pubblica, determinando la quota,la base tributaria,la ripartizione e la durata dell’imposta.

ART 15_Sia le Donne che gli Uomini hanno il diritto di chiedere conto dell’amministrazione ad un agente pubblico.

ART 16_Tutte le società in cui i diritti non sono assicurati, non vi è la separazione dei poteri, non ha una costituzione; La costituzione è nulla se la maggioranza della popolazione non ha contribuito a redarla.

ART 17_Le proprietà appartengono a tutti i sessi,separatamente o meno, sono per ognuno inviolabili e sacre, nessuno può esserne privato a meno che ,la

necessità pubblica lo imponga legalmente,evidenziandone la motivazione con una giusta e preliminare indennità.

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