L’Albertino
Anche questa volta non ha perso occasione per stare zitto.
Di chi parliamo? Ma di Alberto “Albertino” Ribolla, il golden boy del leghismo orobico. Una carriera in forte ascesa per questo praticante commercialista che distingue gli esseri umani in categorie: da un lato quelli con un pezzo di carta chiamato permesso di soggiorno, dall’altro quelli che per lui sono uomini e donne di serie B.
A casa nostra c’è una sola parola per definire questa distinzione, e si chiama razzismo: il consigliere comunale Ribolla, nel merito della proposta di benemerenza all’associazione Oikos ha pensato bene di bocciare la proposta per il semplice motivo che “l’associazione Oikos fornisce assistenza sanitaria anche a chi non ha il permesso di soggiorno e i clandestini non devono essere curati”.
Tralasciamo l’affermazione grottesca, ai limiti dell’indecenza e del populismo più triviale che offende i medici e il giuramento di Ippocrate, vorremmo solo chiedere a Ribolla perchè fa tanta fatica a definirsi razzista, evitando di nascondersi dietro a questioni burocratiche (permesso sì o permesso no).
Probabilmente Albertino è cresciuto nel piccolo mondo felice del Mulino Bianco, con il sedere nella bambagia, un mondo di suoi simili figli di papà biondini, carini e padani, dove non c’è spazio per chi è diverso.
Sentiamo il vuoto cerebrale di Ribolla che rimbomba fino a qui, probabilmente il suo carico di ideologia (duri studi sui primi discorsi di Bossi, sulle raffinate riflessioni di Miglio e sui fumetti di Thor) l’ha portato ad aprire la bocca e emettere suoni senza senso, per l’ennesima volta.
- 4 dicembre 2010

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