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EXPO: DEBITO, CEMENTO, PRECARIETÀ

Non basta manco una nazione per tenerci buoni

EXPO: DEBITO, CEMENTO, PRECARIETÀ

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Speculazione immobiliare e finanziaria, predazione del territorio, controllo dei canali di informazione, intrecci politici-mafiosi: queste sono le armi usate dai padroni della crisi per garantirsi la sopravvivenza e l’Expo 2015 ne è un’incredibile sintesi. Opporsi a questo “grande evento” vuol quindi dire opporsi alla crisi e al ricatto del debito, vuol dire opporsi alle nocività e all’economia del cemento coi suoi scempi ambientali realizzati in spregio all’interesse comune, vuol dire combattere la precarietà in ogni sua forma.

Il 2 maggio delegazioni di oltre sessanta paesi sbarcheranno a Bergamo, per la precisione al Centro di Ricerca e Innovazione I.Lab di Italcementi, presso il parco scientifico-tecnologico Kilometro Rosso, per un incontro ufficiale tra i partecipanti all’Expo 2015.

Un incontro in realtà sostanzialmente inutile essendo l’Expo al palo, sottofinanziato e in difficoltà anche nella realizzazione delle infrastrutture più banali, tanto da spingere l’ex governo Monti ad un decreto d’urgenza siglato in fretta e furia il 24 aprile: una legge speciale che fornisce al commissario Giuseppe Sala pieni poteri, permettendogli di saltare le normali procedure, quali ad esempio le seccanti valutazioni di impatto ambientale, in piena continuità con le “grandi opere” e le “grandi emergenze” del tandem Berlusconi-Bertolaso.

Ma il compito del commissario in questo momento resta quello di fornire ai delegati internazionali un biglietto da visita che nasconda l’incompetenza della governance dietro la retorica dell’eccellenza italiana; la scelta del centro ricerche Italcementi è dunque densa di significati: Italcementi è un potere forte del nostro paese che tra salotti buoni della finanza e predazione del territorio, decide di investire ingenti risorse in un’operazione di immagine tesa a fare apparire green e innovativa un’azienda a cui il grigio del suo cemento si addice molto di più.

Il centro di ricerca Italcementi viene infatti presentato come edificio a impatto zero, da cui escono brevetti “rivoluzionari” come il “cemento trasparente”, mentre intanto, solo per citare alcuni esempi, la cemeneteria del gruppo a Rezzato è inserita in una delle aree più inquinate d’Europa, e a Colleferro l’impianto Italcementi viene sequestrato per le emissioni nocive prodotte.

Non poteva essere fatta scelta migliore, dato che i signori del cemento e della finanza, coperti da una patina di green capitalism, che ospitano i partner internazionali di expo, danno, se ancora ce ne fosse bisogno, il senso di questa esposizione universale: debito cemento precarietà.

Contro l’Expo e il sistema che rappresenta è giunta l’ora di presentare il nostro biglietto da visita, quello di chi rifiuta la crisi e chi la cavalca, di chi si oppone allo sfruttamento dei territori, contro il capitalismo predatore di ricchezze comuni e generatore di precarietà, costruendo pratiche collettive di riconquista delle nostre esistenze lungo tutti i loro assi: reddito, casa, mobilità, sapere, affetti.

Appuntamento giovedì 2 Maggio alle 14.30 presso Piazza Vittorio Veneto a Bergamo.

…segui il tappeto!

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