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DIRITTI ALLA META!

Non basta manco una nazione per tenerci buoni

DIRITTI ALLA META!

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Ci piacerebbe sapere dov’erano tutt* coloro che ora assurgono ad essere paladin* delle donne, schierandosi contro il loro sfruttamento.
Dov’erano prima che la gravidanza surrogata fosse associata a persone non eterosessuali?
Magari tutta quella veemenza fosse emersa ed emergesse ogni volta che una donna viene stuprata o costretta a fare sesso all’interno di relazioni maltrattanti, ogni volta che non viene reintegrata al lavoro perché diventata madre o quando in sede di colloquio le viene chiesto se abbia intenzione di avere figli;
magari si accendesse il vostro sdegno per le bambine che vengono costrette a sposarsi, per le donne e le bambine che vengono massacrate e violentate in nome di guerra e sterminio, per le donne e le bambine che vengono umiliate e dileggiate se decidono di abortire o di ricorrere ad aborti clandestini per una legge (194) ignorata, magari.
Magari ci fossero mobilitazioni pubbliche affinché le donne e le bambine non fossero costrette a prostituirsi. Il problema non è la gravidanza conto terzi; le donne indiane sono certamente sfruttate in tal senso ma è solo uno dei modi in cui subiscono coercizione.
Ve ne siete accorti ora o è solo perché questi episodi vengono associati a persone non eterosessuali? Vi scaldate tanto anche per le altre forme di sfruttamento a cui sono sottoposte o preferite ignorare l’origine delle stesse?
Ci piacerebbe inoltre conoscere il motivo di tanto fervore nei confronti di scelte consapevoli, più che legittime, di sposarsi con una persona dello stesso sesso.
Magari questa foga si palesasse nei confronti di matrimoni combinati, nei confronti di uomini violenti, di chi ha precedenti di pedofilia e vuole procreare o sposarsi, nei confronti di chi protegge preti pedofili e ne consente l’operato. Magari si emarginassero i cultori del turismo sessuale minorile.
Magari si prendesse coscienza del fatto che anche le persone eterosessuali, aderenti alla società patriarcale e machista – anche nei confronti di presunte maschilità “deboli” – compiono atrocità tra cui il pretendere, in modo giudicante, che altre persone abbiano meno diritti.
Magari si finisse di pretendere rispetto, confondendo autorità con autorevolezza.
Ma se è lo Stato a dare questo esempio, non ci si può aspettare che la cittadinanza sia diversa dal suo padre padrone; così come se lo Stato, in nome dei diritti dei bambini, festeggia il diniego di un diritto di famiglia già costituita, non ci si può aspettare un atteggiamento differente dalla sua cittadinanza. Se semino odio, raccolgo odio. Se semino ignoranza, raccolgo ignoranza.
Noi, che siamo i corpi abietti di questa cittadinanza, che siamo quella che voi definite “minoranza”, noi che abbiamo dovuto lottare da sempre per la nostra dignità, che abbiamo dovuto onorare la mano che ruppe il nostro naso, noi che non veniamo dalla costola del vostro Adamo ma dall’utero di una donna tra sangue, placenta e merda, noi che abbiamo subito divieti in nome del vostro status quo, noi che esistiamo favolos*, partigian* e femminist*, vogliamo “liberarvi” dalla vostra gabbia dorata e prenderci quello che ci spetta.
Saremo la vostra ghigliottina. Noi seminiamo primavera coi nostri corpi e le nostre menti, come per la marcia su Versailles, rivendicheremo ciò che ci spetta. Lo stiamo già facendo, la rivoluzione è iniziata. La quarta ondata del movimento femminista travolgerà il vostro reame.
Magari vi rendeste conto che le persone omosessuali nascono da persone eterosessuali. E adesso che lo sapete che farete? Smetterete di procreare? Vi estinguerete? Magari…
Noi, nel frattempo, tifiamo Rivolta!

c.s.a Pacì Paciana

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