CI SIAMO QUASI!

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La proposta di legge presentata dal’intergruppo parlamentare “CANNABIS LEGALE”, sta venendo definita nei suoi ultimi dettagli presso le commissioni parlamentari.
Anche se la notizia sembra favorevole alle richieste che  gli antiproibizionisti fanno ormai da decenni, vi sono ancora alcune ombre che una rete di collettivi e laboratori ha già reso pubblici. (Cannabis legale ma a quale prezzo?)
Come tutti gli anni vogliamo esprimere perciò orgogliosamente il nostro antiproibizionismo in tutte le sue forme, per renderlo diffuso, cosciente e completo!

Sabato 26 dalle 19:30 presso l’Osteria “lo Strozzapreti” CENA VERDE SU PRENOTAZIONE!
Manda al più presto una mail a cenaverde@anche.no per assicurarti uno degli ultimi posti.

Dalle 21:00 presso l’Infopoint DIBATTITO: LIBERA AUTOPRODUZIONE COME UNICA SOLUZIONE!
Saranno presenti Luca Marola, autore de “Legalizzare con successo: l’esperienza americana sulla cannabis”, e Andrea, Operatore di Riduzione del Danno.
Si cercherà, attraverso l’analisi di alcuni modelli e proposte di legalizzazione, di capire e confrontarci su cosa potrebbe succedere in Italia a breve.

Dalle 22:00 inizia la gara: FAI SUUUU TROPHY
Tre gare: CRAZY, ACAB e BIG JOINT! Ricchi premi per i vincitori, e per il migliore dei tre un BONG IN PREMIO! sempre presso l’infopoint…

Dalle 22:30 partirà il laboratorio di strumenti vegani: LOTTO ALLE OTTO, SING A BONG!
Sempre presso il nostro benemerito INFOJOINT!

Per tutte le serate di Venerdì e Sabato potrete gustare i nostri prelibati BISCOTTI SPAZIALI!

GIUSTO O SBAGLIATO NON PUÒ ESSERE REATO!

C.S.A. PACÌ PACIANA

MAPPIN’ I.V.G.: storie di interruzione volontaria di gravidanza

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38 anni di non applicazione
38 anni. Sono tanti per un diritto sancito sulla carta, ottenuto con referendum, conquistato lottando e mai applicato nel pieno rispetto della salute psico-fisica delle donne e della legge stessa.
In Italia la situazione è di anno in anno peggiore e più passa il tempo più il diritto all’aborto è sempre meno applicabile.
E’ verosimile ipotizzare che, al massimo, tra quindici anni la legge 194 che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza (I.V.G.) non sarà più applicabile per assenza di personale sanitario in grado di eseguire tale operazione chirurgica.
Succede perchè anche chi è ancora in fase di specializzazione in ginecologia può già dichiarasi obiettore, secondo ragioni non sempre dettate da credenze religiose.
Tuttavia, poichè l’apporto medico può diventare necessario anche in caso di aborto spontaneo, di malfunzionamento della pillola RU486 (aborto farmacologico) o di gravidanza per stupro, è importante fare chiarezza sull’accessibilità delle pratiche abortive.

Innanzitutto è fondamentale sapere che:
” Il certificato per sottoporsi a IVG può essere rilasciato anche da un medico di fiducia (ginecologo di fiducia, medico di famiglia, altro specialista).
Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prender parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 della legge n.194 e agli interventi di I.V.G. quando sollevi obiezione di coscienza (Art. 9) con preventiva dichiarazione da comunicare al medico provinciale o al Direttore Sanitario dell’Ospedale. L’obiezione di coscienza non può essere invocata quando, data la particolarità delle circostanze, il personale intervento del medico o dell’esercente delle attività ausiliarie sia indispensabile a salvare la vita della donna in imminente pericolo.
Inoltre l’obiezione di coscienza non esonera dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.
L’obiezione, diritto irrinunciabile proponibile in ogni tempo (T.A.R. Puglia n. 88/1986) deve essere proposta, per avere effetto immediato, entro: un mese dal conseguimento dell’abilitazione, ovvero, un mese dall’assunzione presso l’ Ente che deve erogare la prestazione. Se proposta fuori termine, produce effetto solo dopo un mese dalla presentazione. Può essere invece revocata in ogni momento con effetto immediato.”

Ma tutto ciò nella pratica quotidiana viene ignorato ed i medici si rifiutano, spesso, di fare anche ciò che spetta loro per dovere.
La radicale diminuzione di strutture sanitarie pubbliche in cui viene garantita l’I.V.G. e i prezzi proibitivi di quelle private, inducono le donne a ricorrere alle antiche vie del circuito clandestino, con elevati rischi e ripercussioni per la salute.
Per di più, lo stato italiano, lo scorso 15 gennaio, ha emesso un decreto legislativo che prevede una sanzione compresa tra un minimo di 5 mila euro e un massimo di 10 mila. Oltre al danno…la beffa!

Il nostro intento è perciò quello di individuare sul territorio bergamasco i servizi che applicano la legge 194, individuarne l’iter di accesso e infine raccogliere tutte le informazioni in un vademecum pubblico e fruibile.

Come funzionano davvero questi servizi? Consultori compresi.
Cosa e come dovrebbe cambiare perchè questo diritto possa essere applicato nella sua interezza?
Come poter eliminare il trattamento di serie B che viene riservato ai non obiettori in ambito lavorativo?
Quanto pesano le ingerenze di associazioni pro-vita all’interno di ospedali pubblici?

E’ per questo che ci piacerebbe raccogliere anche le storie e le esperienze di chi affronta o ha affrontato il processo abortivo.
Ci rivolgiamo a donne (e loro partner) che si sono trovate nella situazione di dover abortire per una gravidanza non desiderata, per un aborto spontaneo che ha richiesto la medicalizzazione, per un aborto terapeutico e per una gravidanza conseguente ad uno stupro.

Ci rivolgiamo al personale medico non obiettore per capire come vivono la situazione sul posto di lavoro.

Ci rivolgiamo agli studenti e alle studentesse di medicina perchè ci raccontino la loro scelta.

Di silenzio si muore, di non applicazione della 194 anche, come prima del 1978.

SE VOLETE CONTRIBUIRE ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO PROGETTO, INVIATE LE VOSTRE NARRAZIONI A QUESTO LINK
Il sistema di raccolta garantisce l’anonimato e impedisce l’accesso all’indirizzo del mittente.

Saranno pubblicate SOLO ed ESCLUSIVAMENTE le storie per le quali ci verrà comunicato esplicito consenso.
Sarà nostra premura oscurare i dati sensibili eventualmente presenti negli scritti (per esempio i nomi del personale ospedaliero, del soggetto narrante e di altre perosne eventualmente coinvolte).

Vi invitiamo infine all’incontro “Sessualmente educat@” che si terrà il 2 Aprile presso il c.s.a. Pacì Paciana;  parleremo di 194, contraccezione, anatomia e anorgasmia. Racconteremo storie e ne ascolteremo. Sarà inoltre possibile reperire materiale informativo.

C.S.A. PACÌ PACIANA

SIAMO TUTT@ TRANSFEMMINISTI!

DIRITTI ALLA META!

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Ci piacerebbe sapere dov’erano tutt* coloro che ora assurgono ad essere paladin* delle donne, schierandosi contro il loro sfruttamento.
Dov’erano prima che la gravidanza surrogata fosse associata a persone non eterosessuali?
Magari tutta quella veemenza fosse emersa ed emergesse ogni volta che una donna viene stuprata o costretta a fare sesso all’interno di relazioni maltrattanti, ogni volta che non viene reintegrata al lavoro perché diventata madre o quando in sede di colloquio le viene chiesto se abbia intenzione di avere figli;
magari si accendesse il vostro sdegno per le bambine che vengono costrette a sposarsi, per le donne e le bambine che vengono massacrate e violentate in nome di guerra e sterminio, per le donne e le bambine che vengono umiliate e dileggiate se decidono di abortire o di ricorrere ad aborti clandestini per una legge (194) ignorata, magari.
Magari ci fossero mobilitazioni pubbliche affinché le donne e le bambine non fossero costrette a prostituirsi. Il problema non è la gravidanza conto terzi; le donne indiane sono certamente sfruttate in tal senso ma è solo uno dei modi in cui subiscono coercizione.
Ve ne siete accorti ora o è solo perché questi episodi vengono associati a persone non eterosessuali? Vi scaldate tanto anche per le altre forme di sfruttamento a cui sono sottoposte o preferite ignorare l’origine delle stesse?
Ci piacerebbe inoltre conoscere il motivo di tanto fervore nei confronti di scelte consapevoli, più che legittime, di sposarsi con una persona dello stesso sesso.
Magari questa foga si palesasse nei confronti di matrimoni combinati, nei confronti di uomini violenti, di chi ha precedenti di pedofilia e vuole procreare o sposarsi, nei confronti di chi protegge preti pedofili e ne consente l’operato. Magari si emarginassero i cultori del turismo sessuale minorile.
Magari si prendesse coscienza del fatto che anche le persone eterosessuali, aderenti alla società patriarcale e machista – anche nei confronti di presunte maschilità “deboli” – compiono atrocità tra cui il pretendere, in modo giudicante, che altre persone abbiano meno diritti.
Magari si finisse di pretendere rispetto, confondendo autorità con autorevolezza.
Ma se è lo Stato a dare questo esempio, non ci si può aspettare che la cittadinanza sia diversa dal suo padre padrone; così come se lo Stato, in nome dei diritti dei bambini, festeggia il diniego di un diritto di famiglia già costituita, non ci si può aspettare un atteggiamento differente dalla sua cittadinanza. Se semino odio, raccolgo odio. Se semino ignoranza, raccolgo ignoranza.
Noi, che siamo i corpi abietti di questa cittadinanza, che siamo quella che voi definite “minoranza”, noi che abbiamo dovuto lottare da sempre per la nostra dignità, che abbiamo dovuto onorare la mano che ruppe il nostro naso, noi che non veniamo dalla costola del vostro Adamo ma dall’utero di una donna tra sangue, placenta e merda, noi che abbiamo subito divieti in nome del vostro status quo, noi che esistiamo favolos*, partigian* e femminist*, vogliamo “liberarvi” dalla vostra gabbia dorata e prenderci quello che ci spetta.
Saremo la vostra ghigliottina. Noi seminiamo primavera coi nostri corpi e le nostre menti, come per la marcia su Versailles, rivendicheremo ciò che ci spetta. Lo stiamo già facendo, la rivoluzione è iniziata. La quarta ondata del movimento femminista travolgerà il vostro reame.
Magari vi rendeste conto che le persone omosessuali nascono da persone eterosessuali. E adesso che lo sapete che farete? Smetterete di procreare? Vi estinguerete? Magari…
Noi, nel frattempo, tifiamo Rivolta!

c.s.a Pacì Paciana

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Cannabis “legale”? …Ma a quale prezzo?!!

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La Fini-Giovanardi, la legge sulle droghe più repressiva d’Europa, è stata cancellata da due anni. A differenza delle politiche in materia, per nulla cambiate: la repressione funziona a pieno ritmo, sperperando inutilmente denaro pubblico, i drug users continuano a subire vessazioni di ogni tipo, mentre gli obsoleti servizi sanitari faticano sempre più nell’intercettare gli ormai sfuggenti e diversificati trend dei consumi di sostanze.

È necessario vagliare ipotesi differenti: regolamentare produzione, distribuzione e uso di sostanze oggi illegali, sembra una valida alternativa al regime di proibizione, la cui dannosità è più che un dato di fatto. Diversi paesi nel mondo l’hanno capito e stanno muovendo in questa direzione: nel mese di Aprile, infatti, la sessione speciale dell’Assemblea Generale ONU sulle droghe, UNGASS 2016, potrebbe segnare l’inizio di un lento, ma radicale cambiamento di rotta.

In Italia, ragioni di natura ideologica sommate alla dilagante corruzione, voluta e sostenuta a beneficio delle mafie, la cui benzina sono proprio le droghe, rallentano di fatto questa spinta al cambiamento. Un processo di miglioramento e promozione della salute che riguarda tutti e tutte. La cannabis, il cui uso oggi è prevalente e normalizzato, non rappresenta che il primo step di questo percorso diventato oramai necessario.

Basta guardare i numeri dei sequestri, per rendersi conto che la coltivazione di questa pianta, nonché la sua vendita nel mercato nero, rappresentano un fenomeno talmente diffuso da essere state esplicitamente incluse, insieme ad altre attività illegali, negli schemi di contabilità nazionale per il calcolo del PIL.

Leggi e sanzioni amministrative continuano tuttora ad impedire una benché minima rivendicazione della coltivazione ad uso personale, che, se fatta in ottica no-profit e con la possibilità di associarsi, potrebbe rappresentare un avanzamento in termini di accessibilità e di conseguente contrasto al mercato nero.

La politica istituzionale, insensibile ai reali bisogni della popolazione e mossa unicamente dal mercato, per ora, continua a fare orecchie da mercante, nell’attesa dei grossi investitori che sicuramente riusciranno ad essere più convincenti dei pazienti, degli assuntori e dei movimenti antiproibizionisti.

La paralisi totale del nostro governo su questa tematica è per altro testimoniata dall’aver rimandato per l’ennesima volta, a data nuovamente da stabilirsi, la Conferenza Governativa sulle Droghe, che non viene più convocata dal 2009, nonostante le indicazioni di legge (DRP309/90) ne impongano lo svolgimento ogni 3 anni. Una situazione, la nostra, a dir poco imbarazzante se consideriamo l’urgenza che gli altri Paesi hanno attribuito alla necessità di ridiscutere completamente le attuali politiche sulle droghe, tanto da aver anticipato al prossimo Aprile l’Assemblea Generale ONU inizialmente prevista nel 2019.

In questo panorama surreale, da circa un anno, il folto e trasversale intergruppo parlamentare “Cannabis legale”, si è detto intenzionato a cambiare la situazione anche in Italia, tramite una proposta di legge sulla cannabis a nostro avviso ambigua e mediocre, ma che a breve dovrebbe essere discussa in Parlamento.

Tale proposta, sostanzialmente formulata per introdurre il Monopolio di Stato sulla Cannabis, sottoporrebbe a regime di autorizzazione non solo le attività commerciali finalizzate alla realizzazione di un vantaggio economico, ma anche la coltivazione individuale e/o in forma associata senza alcuno scopo di lucro.

Infatti, sebbene l’articolo 5 della suddetta proposta sembrerebbe escludere dal regime di monopolio le attività finalizzate all’esclusivo consumo personale, in realtà, chiunque volesse coltivare qualche pianta di cannabis, in casa oppure concorrere alla costituzione di una Associazione secondo il modello dei Cannabis Social Club (CSC), sarebbe obbligato a comunicare all’ufficio regionale dei Monopoli di Stato le proprie generalità e l’indirizzo esatto del luogo di coltivazione, al fine di poter beneficiare di una sorta di implicita autorizzazione a procedere.

Pertanto, in questa fase che precede la discussione della proposta in Parlamento, da parte nostra è doveroso evidenziare le gravi conseguenze che potrebbero scaturire dalla creazione di un elenco contenente le generalità di tutti i coltivatori/consumatori di cannabis.

Poiché non è in discussione alcuna modifica delle altre leggi ed atti amministrativi che comunque riguardano il controllo di assunzione di stupefacenti, non ci sarebbe da meravigliarsi più di tanto se, subito dopo aver provveduto all’autodenuncia, si venisse convocati dalle Motorizzazioni civili per verificare la sussistenza dei requisiti di guida oppure sottoposti a drug-test periodici sui luoghi di lavoro e licenziati, laddove previsto.

Tutto ciò, senza nemmeno considerare la possibilità concreta, a partire dalla prima legge di Stabilità utile (la ex finanziaria), di utilizzare tale elenco per imporre una tassa su ogni pianta o, peggio ancora, per esercitare un’azione coercitiva sui coltivatori, qualora si decidesse di revocare l’autorizzazione per concorrenza sleale al monopolio di stato, proprio come è già accaduto altrove.

In altre parole, senza le opportune modifiche, questa proposta di legge potrebbe trasformarsi in un boomerang, in una schedatura di massa per chi coltiva la cannabis e non intende comprare in un regime di monopolio, a prezzi prestabiliti dall’alto e solo le varietà imposte dalle multinazionali, peraltro con le proprie tecniche di coltivazione.

Siamo consapevoli che il cavallo di battaglia del Sen. Benedetto Della Vedova & Co. è la grossa aspettativa economica legata alla “legalizzazione” della cannabis, tuttavia, per far sì che essa non si riveli una mera speculazione commerciale, crediamo nella necessità di una proposta di legge che rappresenti realmente le istanze della moltitudine di consumatori e NON SOLO gli interessi dei grossi investitori finanziari, già pronti ad accaparrarsi la coltivazione, la trasformazione, la distribuzione e la vendita, non appena la legge lo consentirà.

Non abbiamo nulla in contrario allo sviluppo del mercato legale, ma ciò non potrà che avvenire di pari passo con l’affermazione dei CSC e della libera coltivazione personale di cannabis. Non ci illudiamo che ciò possa avvenire in tempi brevi e, pertanto, continueremo il nostro lavoro di costruzione dal basso di alternative valide, organizzandoci per praticarle e diffonderle sul territorio.

Soprattutto per evitare che, ancora una volta, qualcuno decida il nostro futuro per noi. Per liberarci dal ricatto sociale promosso dall’attuale legislazione sulle droghe, dobbiamo muoverci subito.

Invitiamo pertanto il mondo dell’associazionismo solidale, che da sempre si occupa di ridurre i danni del proibizionismo, a rivendicare e far valere gli articoli condivisi e sottoscritti da tutte e tutti noi ne La Carta dei Diritti delle Persone che usano sostanze, promossa e firmata dal Cartello di Genova nel 2014. Quel documento per noi continua a rappresentare i principi base di una nuova, differente e seria legislazione in materia di sostanze.

La “Carta” fu redatta proprio come comune e condivisa base rivendicativa, da far valere con chi, in futuro, avesse voluto legiferare in materia. Non possiamo che sostenere un reale processo di liberazione della cannabis dal mercato nero, ma anche da qualsiasi altra forma di monopolio, come chiaramente illustrato negli articoli 12, 13 e 14 di tale documento.

Pertanto, disposti come sempre a scendere in piazza, anche contro questa proposta di legge, qualora le nostre istanze non dovessero essere accolte, esortiamo coloro davvero interessati ad una riforma normativa degna di questo nome a riconoscere innanzitutto la PIENA LICEITÀ della coltivazione individuale di cannabis, nel numero di piante ritenuto da loro più idoneo, ma senza trascendere da 3 richieste fondamentali:

  1. Per la coltivazione individuale entro i limiti di legge, escludere qualsiasi obbligo di comunicare generalità e luoghi di coltivazione, affinché non venga limitato oppure compromesso il Diritto soggettivo di costruire liberamente e difendere la propria sfera privata, nonché per evitare che tale obbligo possa divenire uno strumento coercitivo in caso di successivi mutamenti normativi.
  1. Per i Cannabis Social Club, escludere la promulgazione di qualsiasi normativa supplementare e/o alternativa rispetto a quanto già previsto ai sensi del Codice Civile sulla disciplina delle Associazioni, affinché non venga limitato oppure compromesso il Diritto dei consumatori di cannabis di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
  1. Adeguare subito il Codice del Lavoro e il Codice Stradale a una nuova concezione del consumo di cannabis, introducendo test più precisi, in grado di attestare l’effettiva capacità di lavorare/guidare all’atto della verifica, senza più punire l’uso pregresso in assenza di effetti psicoattivi, così come enunciato nell’articolo 11 della suddetta “Carta di Genova”.

Giovedì 3 Marzo 2016

FINEDELMONDOPROIBIZIONISTA@GMAIL.COM

CANNABIS: NO MONOPOLIO, NO SCHEDATURA!

Per aderire e sottoscrivere il comunicato invia una email a: finedelmondoproibizionista@gmail.com

Man mano che arriveranno, le adesioni saranno costantemente aggiornate ed aggiunte alle firme delle sigle che hanno già sottoscritto questo documento e che potete consultare di seguito:

 

RESPINGERE IL FASCISMO

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Lunedì sera i palazzoni di Zingonia emergevano dalla nebbia, circondando Piazza Affari.
Alle luci che filtravano dalle vetrine dei negozi si aggiungevano i lampeggianti di polizia e carabinieri, mai così numerosi in quella che è una delle più grosse piazze di spaccio della Lombardia.
Uno spiegamento di forze in attesa del preannunciato presidio di Forza Nuova, proprio in piazza Affari.
“RIPRENDIAMOCI ZINGONIA”, questo lo slogan della manifestazione fascista, nata sfruttando l’omicidio di uno spacciatore cadutoin uno scontro tra bande pochi giorni fa.
Come sciacalli che fiutano il sangue, i razzisti di Forza Nuova si radunano da tutta la Lombardia per marciare su Zingonia. I recenti attentati di Parigi permettono ai forzanovisti di giocare alla guerra santa, calando lo scontro di civiltà in provincia di Bergamo e dipingendo Zingonia come una banlieu enclave del terrore.

La manifestazione non va però come previsto: all’arrivo dei fascisti la piazza si è già riempita di antifascisti e abitanti del quartiere intenzionati ad opporsi al razzismo e a sabotare il palcoscenico mediatico ricercato da Forza Nuova.
I militanti forzanovisti (alla fine se ne conteranno una cinquantina scarsa) non riescono a fare che pochi metri scortati dalle forze dell’ordine, non riuscendo nemmeno ad entrare nella piazza.
Per più di un’ora rimarranno in un angolo a berciare slogan alla nebbia dietro i blindati dei carabinieri, mentre la piazza continuerà a riempirsi di abitanti la cui voce si unirà a quella degli antifascisti, sovrastando i cori razzisti.

Isolati non solo fisicamente, i fascisti sconteranno sopratutto un isolamento politico: nessun abitante di Zingonia si è aggiunto al loro presidio. D’altronde scandire slogan contro Togliatti nel 2015 non pare una scelta comunicativa vincente, come anche “Casa, lavoro, solo agli Italiani” in un quartiere dove più del 90% della popolazione è di origine straniera.
Un quadro radicalmente differente a quello che si stava svolgendo al centro della piazza, animata dagli abitanti scesi in strada a fianco degli antifascisti: una presa di posizione non dovuta solamente al rifiuto immediato e spontaneo del razzismo da parte di chi lo vive quotidianamente sulla propria pelle, ma anche alla rete di relazioni frutto del lavoro fatto negli anni nel quartiere di Zingonia, anche attraverso il supporto ai comitati dei residenti.

Un supporto attivo e un impegno costante verso una riqualificazione autogestita, un impegno che non si ritraesse di fronte alla difficoltà e alle contraddizioni di un quartiere come Zingonia, ma
che mettesse al centro gli abitanti e le loro problematiche.

Tutt’altra cosa i fascisti di Forza Nuova che parlano di riprendersi Zingonia, di essere “resistenza” contro l’immigrazione e il terrore che, dicono, da essa deriva.
Una totale inconsapevolezza di Zingonia e della realtà che ci circonda, schiacciata sotto parole d’ordine inserite a forza dopo gli attentati di Parigi e in generale dalla situazione di instabilità globale.
Parole d’ordine che appiattiscono la complessità del presente, che portano i governi a bombardare la Siria o a pianificare guerre come se non fossero queste ultime a germinare il terrorismo.
La soluzione a questo circolo vizioso è già presente: la resistenza curda contro l’ISIS ci dice come per combattere il terrore non servano solo eserciti e bombardamenti, ma la volontà di costruire una società diversa, senza cedere a tentazione autoritarie.

Perché i fascisti, siano essi di quelli che gridano “allah akbar” o “italia agli italiani”, li si sradica costruendo una società più giusta, più libera, più uguale.
Ogni giorno, tutti i giorni, a Zingonia, come altrove.

Video pubblicato da forza nuova lombardia: l’unica cosa che si sente sono i cori del folto gruppo antifascista e meticcio mentre una testa pelata chiede aiuto ai carabinieri. ZINGONIA RIPUDIA I FASCISTI!