PRIMA E DOPO IL PRIMO MAGGIO

 

Le giornate di Milano richiedono una presa di posizione pubblica dato il nostro forte investimento nella Rete Attitudine No EXPO, di cui trovate il comunicato qui, che ovviamente condividiamo.

Un assunto di base: la giornata del primo maggio non doveva ricadere nella stantia logica del controvertice, dell’opposizione chiusa in una giornata, nella famosa “precipitazione”. Non ci piace nemmeno la sterile dicotomia oppositiva tra la passeggiata pacificatrice e l’estetica iconoclasta del riot.

Proprio per uscire dalla reiterazione di questo schema, che l’esperienza ci propone come generalmente fallimentare, i nostri sforzi sono andati verso la costruzione di un percorso che si opponesse ad EXPO non solo in una giornata.
Dopo sette anni di critica e di iniziative dei movimenti contro il modello del grande evento, la nostra attenzione al primo maggio era ovviamente molta, soprattutto perché fosse chiaro che dovesse essere una tappa fondamentale di un percorso molto più ampio e significativo.

Percorso che abbiamo contribuito a realizzare ponendo l’accento sulle resistenze territoriali e che si è concretizzato nella costruzione dello spezzone “No EXPO in ogni città”.
Uno spezzone composito, dove hanno trovato spazio i comitati Acquabenecomune, No Pedemontana, No Canal, No TAV e tanti altri, dall’autodeterminazione alimentare di Genuino Clandestino, alla riappropriazione di Ri-Make e Ri-MAFLOW e, a seguire il lavoro, lo sciopero contro EXPO: questi i solidi contenuti della manifestazione.

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Venerdì scorso invece il riot narcisistico che è scoppiato nelle retrovie ha portato ad una sovradeterminazione delle interpretazioni: la logica del “tutto in un giorno” ha finito per prevalere sul percorso. Esattamente il contrario di ciò che era stato posto come necessità dalla rete che si era data appuntamento in piazza (e che, con buona pace di alcuni, era la stragrande maggioranza della partecipazione).
La spettacolarizzazione del conflitto, atta alla saturazione della sfera mediatica, ha fatto regredire la lotta riportandola entro le categorie previste dal sistema: nessuna rottura o rabbia diffusa e spontanea, ma la semplice riaffermazione della narrazione massmediatica che ha preceduto i giorni della Mayday.

Sia ben chiaro: noi non condanniamo assolutamente le radicalità delle pratiche in sé, spesso le abbiamo praticate e poi rivendicate, prendiamo però atto di uno scarto che c’è stato tra una determinata pratica della forza (e non della violenza, che è del capitale) e il contesto in cui veniva attuata. Lo scontro a tutti i costi contro i simboli del capitale non è un vestito buono per tutte le occasioni e parlare di inizio di processi rivoluzionari è tendenziosa miopia, come se bastasse colpire i simboli della ricchezza per far scoppiare un processo insurrezionale. Non ci sono divisioni tra buoni e cattivi o inutili dissociazioni, ci interessano solo le scelte: tra il contenuto e la pratica, noi scegliamo il contenuto e ad esso subordiniamo la pratica. Nella piazza di quella giornata abbiamo visto altre scelte, che per la loro irriducibile differenza hanno generato uno scollamento chiaramente percepibile e troppo ingombrante per essere ignorato.

Una strategia di opposizione al paradigma EXPO, che sappia assumere un ampio orizzonte sia in termini di tempo che di spazio, ad oggi non sa che farsene di una Mayday di questo tipo.
Non c’è stato spazio nella giornata del primo maggio per un percorso di uscita costituente dagli schemi imposti dal sistema, per la costruzione di un’opposizione reale e diffusa ai modelli di EXPO, oltre la materialità dei suoi padiglioni e dello spettacolo circense che li caratterizza (tra cui ricadono le auto incendiate e le vetrine infrante).

Ad oggi EXPO rappresenta ancora debito, cemento e precarietà, è ancora laboratorio di modelli di predazione e come tale riceverà la nostra ostinata e tenace opposizione con tutte le pratiche che riterremo necessarie.

Continueremo quindi nel percorso di connessione delle resistenze territoriali, identificando i dispositivi predatori e costruendo meccanismi di riappropriazione e redistribuzione.

Lo faremo partendo dall’opposizione allo Sblocca Italia, rilanciando l’assemblea nazionale del 24 maggio, e dal 20 giugno in occasione del corteo Noexpo Pride, ma sopratutto continuando nella costruzione della piattaforma di mappatura delle resistenze ribelli.net, partendo con l’inchiesta sulle nuove forme di lavoro gratuito e su come
contrastarle.

Il primo maggio è passato, alla conta i danni risultano relativi, a chi ne subisce le conseguenze repressive va tutta la nostra solidarietà, il conflitto era iniziato prima e non si ferma sicuramente adesso.

Si è No EXPO tutti i giorni, si è No EXPO sempre, in ogni città.

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c.s.a. Pacì Paciana

25 APRILE 2015: CORTEO e PRANZO ANTIFASCISTA

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“Lo ribadisco adesso che sono ormai vecchio, che non ho anni di esperienza in più ma soltanto anni in meno da vivere, però ne ho viste tante da aver imparato che la passione e il coraggio non bastano a mutare il corso degli eventi. Ma davanti a una cancrena non si può prendere tempo e sperare che il diavola la riduca alla ragione, la convinca ad accontentarsi di una sola porzione del corpo sano. Occorre intervenire duramente e spietatamente, prima che il male divori tutto.”

Da “Oltretorrente”, di Pino Cacucci

 25 Aprile 1945 – 25 Aprile 2015, sono passati 70 anni, ma ad analizzare la realtà attuale sembra di essere tornati indietro nel tempo. Sembra di essere tornati a molto prima della guerra e della Resistenza, intesa come fenomeno di massa quale è stato; sembra di essere tornati al momento in cui il fascismo cominciava a trovare consenso, spazi e agibilità.

Proprio come allora, oggi veniamo da un periodo di crisi che non ha fatto altro che peggiorare la qualità della vita ed evidenziare gli squilibri sociali che caratterizzano la nostra società. Ma se da un lato Movimenti e Comitati hanno saputo raccogliere il malcontento generale e incanalarlo sui binari della lotta per la giustizia sociale e l’uguaglianza, dall’altro c’è chi, come la Lega di Salvini e i fascisti di Casa Pound e Forza Nuova, sfruttando le paure della gente, ha trovato terreno fertile per riproporre i soliti beceri discorsi densi di nazionalismo e odio verso il “diverso”, trovando sponde e approvazioni tra coloro che invece dovrebbero garantire diritti e spegnere qualsiasi tentativo che miri ad affermare la supremazia di una popolazione sulle altre.

L’ipocrisia delle Istituzioni, che oggi marciano compatte per ricordare chi è morto combattendo contro il nazifascismo, ma che da domani saranno pronte a garantire visibilità e agibilità politica a chi si pone in continuità con i nazifascisti, ci schifa. Ci schifa come il tentativo di equiparare partigiani e repubblichini, come la volontà di riscrivere la storia e gettare fango su chi ha dato la propria vita per un futuro migliore, come l’impunità di cui godono coloro che non esitano a uccidere chi è diverso da loro in nome di un’ideologia sconfitta dalla Storia.

Perché dopo 70 anni siamo al punto che è ancora possibile, e quanto mai attuale purtroppo, morire per mano fascista; lo sanno i compagni di Dax, ma lo sanno bene anche Emilio e i compagni del CSA Dordoni di Cremona, attaccati lo scorso gennaio da una sessantina di fascisti provenienti da tutto il nord Italia.

Per questo motivo ai palchi da cerimonia preferiamo stare tra la gente, nelle strade e nei quartieri, per impedire realmente e concretamente che la feccia fascista riesca a fare proselitismo.

Per questo motivo ci muoviamo al di fuori delle logiche delle ricorrenze, perché essere antifascisti non vuol dire sfilare il 25 aprile cantando “Fischia il vento”, ma scendere in piazza ogni volta che qualcuno cerca di violentare e stuprare la memoria di questo Paese, lottare contro le derive razziste e omofobe che ogni giorno si palesano ai nostri occhi, sostenere e dare linfa alle lotte sociali che si portano avanti quotidianamente nelle nostre città.

Questo 25 aprile, quindi, non può e non deve essere considerato una semplice commemorazione, una data fine a sé stessa in cui ricordare fatti e persone a noi lontane; deve essere una giornata di lotta all’interno di una lotta che non è mai finita, in cui ribadire, ancora una volta, che da Bergamo non si passa.

NO PASARAN

Sabato 25 Aprile appuntamento alle h 9.00 al piazzale della Stazione per il CORTEO ANTIFASCISTA

 

e poi

PRANZO ANTIFASCISTA

 

Ritorna anche quest’anno il pranzo antifascista al c.s.a. Pacì Paciana!

Dopo il corteo del 25 aprile saremo come tutti gli anni nella splendida cornice di via Grumello 61c per stare insieme, alzare il bicchiere per brindare alla Resistenza partigiana, e deliziarci i palati con le delizie culinarie preparate dalla nostra cucina!

 

Il menù prevede:

Grande Scamparata di aperitivo.

Antipasto ricchissimo a buffet vegetariano e vegano.

Grigliatone di carne rigorosamente socialista e per i vegetariani del Seitan al latte con patate orgogliosamente antifascista .

Vino a volontà, bella gente e socialismo

 

Il prezzo è di 10 euro a persona.

 

Per prenotazioni inviare una mail:

pranzo25aprile@inventati.org

 

 

 

Solidarietà ai compagni arrestati per i fatti di Cremona,

l’Antifascismo non si processa!

Nasce il Collettivo Medico Bergamasco

infermiera

Dopo mesi di confronto e assemblee, abbiamo deciso di uscire pubblicamente. Siamo un gruppo eterogeneo di persone che, chi per lavoro chi per interesse, si interfaccia quotidianamente con problematiche di tipo medico e sociale. Siamo fermamente convinti che tutte le persone abbiano dei Diritti inalienabili, tra cui quello alla Salute, e che sia compito delle Istituzioni garantirli. Siamo però consapevoli che questo non sempre avviene.

Come prima cosa vogliamo arrivare là dove non arriva chi dovrebbe, per assicurare il diritto ad avere accesso alle cure di base. Carte e leggi alla mano daremo la possibilità alle persone di far valere i propri diritti in materia di sanità pubblica. Nelle date indicate ci potete trovare presso la Torre Anna 1, Corso Europa, Ciserano.

Ci proponiamo inoltre come punto di riferimento per la costruzione di un’informazione diversa, mirata al reale coinvolgimento dei soggetti, per diventare luogo di auto-organizzazione dei bisogni reali;

Attualmente siamo alla ricerca di un ulteriore spazio dove praticare un’idea differente di diritto alla salute, per poter coniugare un’attività concreta di intervento sanitario (ambulatorio medico, fisioterapico, ostetrico-ginecologico) al di fuori della Torre Anna 1, per essere più a contatto con la realtà di Zingonia.

Nasciamo con l’obiettivo di scioglierci quando chi di dovere assicurerà a tutti pari diritti e opportunità; nasciamo per arrivare là dove non arriva chi dovrebbe; nasciamo perché siamo convinti che il Diritto alla Salute, laddove negato, non sia solo una legittima pretesa ma un terreno di lotta verso la giustizia sociale.

Leggi il documento che che abbiamo elaborato

Siamo alla ricerca di medici e persone che possano dedicare parte del loro tempo al progetto. Se siete interessati o semplicemente curiosi scrivete acollettivomedicobg@inventati.org

Iniziative per il mese di Aprile:

Sabato 4 Aprile @ Kascina Autogestita Popolare h20 cena di autofinanziamento + presentazione progetto + incontro con i/le compagn* di Ambulatorio Medico Popolare Milano
prenotazioni a: kap@inventati.org

Sabato 11 Aprile @ Torre Anna 1, Corso Europa, Ciserano: Sportello Medico

Sabato 18 Aprile @ Torre Anna 1, Corso Europa, Ciserano: Sportello Medico

Giovedì  23 Aprile @ Pacì Paciana: aperitivo di autofinanziamento

Sulla giustizia, sul rumore dell’indignazione e su quello che vi assorderà.

Husseini murales

24 gennaio 2015, a Cremona si danno appuntamento quasi 10000 antifascisti da tutta italia, l’occasione è doverosa quanto dolorosa, domenica scorsa 60 fascisti appartenenti a Casapound hanno assaltato il csa Dordoni riducendo in fin di vita un compagno che ora lotta per la vita. Il corteo si pone l’obbiettivo di chiudere la sede cittadina dei fascisti, già responsabili di aggressioni e di intimidazioni che, oramai dovrebbe essere chiaro, sono diventate un reale pericolo. La polizia dispiega il suo consueto dispositivo repressivo a difesa della suddetta sede impedendo di fatto lo svolgersi del corteo.
La rabbia dilaga, si tenta più volte di praticare l’obbiettivo, non ci si arrende e si resiste, alla fine della battaglia i lacrimogeni sparati saranno stati oltre 460, la sede non viene raggiunta. Sul ritorno vengono prese di mira banche e finanziarie, sistematicamente sanzionate.

27 gennaio 2015, a Torino si tiene il maxi processo in cui sono chiamati a giudizio attivisti No Tav per i fatti del 27 giugno e del 2 luglio 2011, quando un popolo intero decise di fare resistenza attiva per difendere la loro terra e le loro vite, contro chi vorrebbe depredarle e distruggerle.
Il risultato sono 142 anni e 7 mesi di condanne, per 47 imputati, 6 assoluzioni e 150 mila euro da pagare.

Due episodi che qualcuno potrebbe considerare slegati o al massimo accomunati da una qualche specie di background culturale, magari quello dell’antagonismo e dei centri sociali dipinto dai telegiornali: quelli degli scontri intorno al cantiere e dei cortei in cui si bruciano le macchine e (per l’appunto) si spaccano le vetrine.

Vogliamo invece tentare un collegamento diverso, creare un legame logico “altro”.

Proviamoci partendo dalle reazioni di quelli che giudicano e poi sentenziano, non solo in televisione o sui giornali, ma anche quelli che emettono giudizi che poi schiacciano ed opprimono intere esistenze, nelle procure e nei tribunali. Abbiamo da una parte l’opinione pubblica e dall’altra la giustizia. Due categorie basilari della società contemporanea, considerate in questo frangente come istituzioni che emettono sentenze, sentenziano in senso sia stretto che figurato.

Ritornando ai fatti, a Cremona la città vive sulla sua pelle di cemento e vetro l’inasprirsi del conflitto sociale, la solitamente tranquilla e dormiente aria di provincia viene sostituita dall’odore acre e soffocante del cs. Si verificano episodi di violenza contro i luoghi simbolo del capitalismo, le banche vengono attaccate e le vetrine infrante. Pratica vecchia, decisamente obsoleta, purtroppo attuale in periodi di crisi economica (crisi oramai definitivamente portata a status permanente), certo non risolutiva in senso stretto, ma pur sempre una pratica che quantomeno riconosce ed identifica un nemico nell’atto stesso del suo esercitarsi.

 Un piccolo risultato per tanto rumore, rumore che non tarda a farsi assordante.

Il giorno dopo i giornali locali e non solo denunciano una vero e proprio sacco di Cremona, la società civile si indigna si dissocia, si alza e abbandona la sala senza gran dignità.
Tutti chiedono giustizia, qualcuno deve pagare. Si additano i soliti centri sociali (per non parlare dei B.B.), il giudizio su chi è il colpevole è inappellabile e la sentenza non è scritta ma è stata emessa.

Ieri c’è stato invece un’altro processo, quello di Torino, è stata emessa un’altra sentenza, questa volta scritta e fin troppo chiara. 47 attivisti no tav vengono condannati a 142 anni di reclusione per la loro partecipazione alla resistenza in Val di Susa contro l’opera che la vuole distruggere: il Tav.

Qua è bene fare un piccolo approfondimento, cosè una grande opera inutile e dannosa?
Il nome stesso ce lo dice, è una enorme (sia nella sua estensione materiale sia nelle sue ricadute) operazione (fisica ma anche finanziaria e speculativa) completamente inutile (nel suo non essere in nessuna forma necessaria alla società che la dovrà ospitare) e sopratutto dannosa (perché divora e depreda risorse che dovrebbero essere destinate alla società, alla sopravvivenza degli individui verrebbe da dire). Questo è il tav, o l’expo di milano o la brebemi, privazione di risorse della collettività a favore di pochi (tra quei pochi le banche di cui sopra).
Un discorso astratto, ma se ci si ferma a rifletterci, terribilmente reale.

Diventa allora evidente come sia ipocrita e semplicistico scagliarsi contro la pratica così materiale e visibile (quindi facilmente attaccabile) delle vetrine rotte, molto meno facile farlo quando si parla di speculazioni, di operazioni che ci privano di un futuro e ci condannano ad esistenze precarie. E lo fanno violentemente, con la violenza della giustizia vendicativa dello stato, che strappa persone alla loro vita e le chiude in una cella.

42 persone per 142 anni.

Sono passate più di 24 ore dalla sentenza, stiamo ancora aspettando che monti l’indignazione per questa violenza, che inizi il rumore.

Anzi no, noi non siamo gente che aspetta, ci sentirete arrivare.

Solidarietà al csa Dordoni, solidarietà ai condannati del maxiprocesso No Tav, senza nessun rimorso, con tanta complicità.

Csa Pacì Paciana

ATTACCO SQUADRISTA AL CSA DORDONI

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Ieri sera una sessantina di fascisti hanno aggredito il Centro Sociale Dordoni di Cremona. All’interno della struttura erano presenti una decina compagni che hanno cercato di resistere all’attacco e difendere il posto. Durante i pesanti scontri, Emilio, un militante del centro, ha avuto la peggio: colpito ripetutamente alla testa con spranghe e bastoni, nonostante fosse caduto a terra privo di sensi, ora si trova presso l’ospedale cittadino in gravissime condizioni.

In primo luogo ci stringiamo in un abbraccio simbolico a Emilio, a chi gli è stato vicino in quei momenti e a tutt* i/le compagn* del csa Dordoni.

Nella speranza di rincontrarci sulle strade e lottare assieme, Emilio Resisti!

Su quanto accaduto ieri, invece, si stanno già scatenando i soliti pennivendoli. Su alcuni siti dei principali quotidiani e organi di informazione, infatti, la grave aggressione viene fatta passare come “una rissa tra teppisti”, ma i fatti sono chiari e inequivocabili.

In breve: ieri, verso le 18.30, dopo la partita di LegaPro Mantova-Cremonese, una sessantina di fascisti provenienti dalla provincia di Cremona, Brescia e Parma, si sono organizzati per attaccare il centro sociale, posto nelle vicinanze dello stadio. Inizialmente si è fatto avanti un primo gruppo, poi, alla risposta dei compagni, è sopraggiunto il grosso della compagnia.

Non si può parlare di rissa, ma di attacco lucido e premeditato.

Non è la prima volta che un fatto del genere si verifica a Cremona; già a fine novembre quindici volti noti della sezione locale di CasaPound avevano aggredito quattro militanti del Dordoni, ma fortunatamente quella volta non era successo nulla di grave.

Quello che è successo ieri, quindi, non è un episodio isolato, ma va inserito in un più ampio progetto da parte di chi, non avendo progetti politici e presa sul territorio, cerca di aggredire e reprimere con la violenza tutti coloro che lottano, propongono contenuti e pratiche innovative per contrastare la difficile situazione socio-politica che stiamo vivendo.

Non passa inosservato il comunicato di CasaPound, che giustifica l’accaduto e protegge i propri militanti, fornendo spiegazioni del tutto fasulle; a loro parere sarebbero stati i ragazzi del centro sociale Dordoni ad aggredire i camerati.

Queste dichiarazioni e la disinformazione a cui dobbiamo assistere costituiscono elementi pericolosi che non fanno altro che proteggere questi soggetti, facendo passare per “teppistelli” chi invece organizza e pianifica un attacco come quello che è andato in scena ieri. Quelli che hanno aggredito i compagni cremonesi e hanno ridotto in fin di vita Emilio non sono dei nostalgici sbandati, sono gli stessi che il 18 Ottobre a Milano scendevano in piazza di fianco alla Lega Nord per gridare “Viva l’Italia e stop immigrazione”, gli stessi che il 28 Novembre a Roma bloccavano l’ingresso a scuola di bambini Rom, gli stessi che si presentano nei salotti televisivi in giacca e cravatta, ma che una volta spenti i riflettori  non esitano a togliere dall’armadio la camicia nera e a organizzare attacchi squadristi.

Noi dobbiamo continuare a smascherare i molteplici volti del fascismo, fermarne i rigurgiti e rispedire nelle fogne da cui sono venuti coloro che ieri hanno attaccato e colpito i compagni del csa Dordoni.

Con il cuore e la mente al fianco di Emilio,

Invitiamo tutt* alla manifestazione nazionale antifascista di Sabato 24 Gennaio a Cremona!

csa Pacì Paciana
Kollettivo Autonomo Popolare
Bergamo Antifa United
Comitato Rompiamo il Silenzio Bergamo