COLLETTIVO INDIPENDENTE FATTI BENE

Siamo un collettivo antiproibizionista che crede nell’autodeterminazione delle persone; vogliamo creare un percorso culturale per portare consapevolezza rispetto agli utilizzi delle sostanze stupefacenti.

Pensiamo che uscire dagli schemi ed informarsi siano il primo passo per capire tutti gli aspetti legati all’utilizzo di sostanze psicoattive: puntiamo alla creazione di un sapere condiviso per creare coscienza collettiva.

Pensiamo che le così dette “droghe” debbano essere legalizzate e liberalizzate se si vuole realmente combattere il monopolio delle mafie, abbattendo i pregiudizi culturali e l’ipocrisia che condannano la libertà di utilizzare sostanze.

Non è la sostanza a produrre un problema, ma è la persona con un problema che si appoggia alle sostanze, siano queste legali (come farmaci, cibo, alcolici) o illegali.

Non ci sono droghe giuste o droghe sbagliate ma persone diverse che utilizzano sostanze.

Collettivo Indipendente Fatti Bene

csa pacì paciana

BERGAMO PIÙ VERDE

Il primo percorso che proponiamo è legato ad una tematica attuale e che interessa molte persone: LA MARIJUANA.

Nuove proposte di legge, autotutela legale, uso ludico, uso terapeutico, storia e falsi miti: sono tutti argomenti che ci vengono proposti dai media ma a cui non è sempre facile dare risposte concrete.

Come il capitano ACAB puntiamo le nostre vele verso risultati ambiziosi: CONSAPEVOLEZZA nell’uso e LIBERALIZZAZIONE di marijuana e derivati…

Siete pronti a salpare con noi?

A MUSO DURO E CUORE APERTO

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Bergamo, 14 e 21 Gennaio 2017

A MUSO DURO E CUORE APERTO

Sono passati vent’anni da quando una prima generazione di ostinati/e ribelli ha rivendicato il proprio diritto ad “avere spazio”: da lì sono stati anni sempre più densi, carichi di gioia e carichi di dolore, pieni in tutti i sensi, di vittorie strappate coi denti e di sconfitte subite ma sempre mai accettate.
Il c.s.a. Pacì Paciana per tutti questi anni è stato un fuoco che ha bruciato e continua a bruciare – a volte più a volte meno – sempre cercando, come dice la scritta sul muro, di produrre energia. Cercando di essere una possibilità alternativa del mondo, possibilità che vuole andare oltre il semplice ideale e farsi pratica, modo di vivere, diversa cultura del sociale e del politico.
Una volta si poteva parlare di laboratorio, di cantiere, di sperimentazione. Ora i tempi sono cambiati, i tempi hanno preso velocità, noi siamo cambiati ma siamo rimasti uguali.
Rimasti uguali perché non esci indenne dalla pratica dell’autogestione collettiva, da una storia che rimane scolpita su tutti i muri che ti circondano e ti osservano mentre vivi uno spazio che è stato liberato da una generazione precedente, che ha una sua storia, assolutamente indelebile, diventata poi anche tua.

Questo ti rimane dentro, poi cambi.
Cambi perché qualcosa non funziona più e devi avere l’onestà e la sincerità dei rivoluzionari per ammetterlo. Qualcosa ha messo in crisi la possibilità del nostro agire la realtà, il nostro sistema rischia di funzionare solo per noi, solo a patto di tenerlo in piedi in circoli umani ristretti.
Lo diciamo subito, la colpa è un concetto che non ci interessa, non mettiamo a processo le nostre azioni, la nostra progettualità, le nostre scelte.
Però, con gli occhi spalancati, le orecchie tese e il cuore aperto: le cose devono cambiare.
Abbiamo avvertito forte il bisogno di aprire il “nostro” spazio, di aprire la nostra rete di relazioni, di scommettere sulla contaminazione, sul possibile.

Negli ultimi mesi, tutti lo avete visto e avete chiesto, “Perché il Pacì è chiuso?”

È stata una decisione forte, molto conflittuale, provocatoria e per certi versi folle. Il Pacì aveva bisogno di una scossa, aveva bisogno di rimettersi in gioco, di darsi modo di ragionare, di elaborare la propria condizione di spazio sociale che vive da vent’anni e che da vent’anni agisce la realtà che lo circonda. Aveva bisogno di aprirsi in maniera pubblica, chiara, rivendicando la propria consapevolezza di risorsa inestimabile della collettività tutta. Rivendicando la presa di coscienza sulla crisi che attraversa il movimento intero e soprattutto rivendicandosi la volontà di cambiare questo stato di cose, tornare ad essere protagonisti delle proprie vite.

Il Pacì quindi torna, riapre i battenti per il ventesimo anno di fila, lo fa attraverso due giorni in cui si racconta e si rimette in gioco, in cui chiunque potrà entrare e scoprire cos’è stato in questi anni, aggiungere il suo piccolo frammento e determinare cosa sarà in quelli futuri.

Perché nonostante tutto noi crediamo ancora che cambiare un mondo che non ci piace sia possibile, che ogni persona abbia il diritto di esercitare la propria libertà e determinare la propria esistenza.

Perché siamo rimasti rivoluzionari e continuiamo ostinatamente a seguire i nostri sogni.

Assemblea del C.S.A. Pacì Paciana.

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PROGRAMMA DELLE GIORNATE DEL 14 e 21 GENNAIO 2017

 14 Gennaio 2017, dalle ore 14.00
LA NUOVA APERTURA
Il c.s.a. Pacì Paciana si apre alla città raccontandosi e mettendosi a disposizione per rispondere a domande, ricevere spunti e approfondire riflessioni con chiunque sia interessato.

Passa dalle 14.00 in poi per scoprire che cosa è stato il Pacì in questi anni e che cosa potrebbe diventare, contribuisci alla crescita di questo spazio che ha raggiunto 20 anni di storia.

A Seguire durante la serata JAM SESSION aperta a tutti e OPEN DJ SET (console a disposizione per mettere un po’ di musica)

21 Gennaio 2017, dalle ore 14.00
ASSEMBLEA COLLETTIVA
L’assemblea del Pacì Paciana accoglie suggestioni, iniziative, proposte e collaborazioni per continuare a crescere dopo i primi vent’anni ed essere ancora alternativa. Durante l’assemblea APERTA potremo discutere di come sarà il Pacì nei prossimi anni.

A Seguire durante la serata JAM SESSION aperta a tutti e OPEN DJ SET (console a disposizione per mettere un po’ di musica)

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Proibizionismo d’agosto: di “laboratori della droga” e muri sfondati

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Complici e solidali con le Compagne ed i Compagni del CSA GABRIO, condividiamo il loro comunicato:

Proibizionismo d’agosto: di “laboratori della droga” e muri sfondati

Di prima mattina il quartiere San Paolo si è risvegliato con un intero isolato militarizzato, cinque camionette di carabinieri e polizia, gazzelle e auto della digos hanno chiuso l’accesso di via Millio per procedere a una solerte operazione volta alla perquisizione del Centro Sociale Gabrio. Decine di uomini in uniforme sono penetrati nel centro sfondando tutte le porte, rovistando in ogni stanza e addirittura sfondando un muro per accedere ai locali informatici.

L’obiettivo è stato mettere sotto accusa una delle pratiche militanti del centro sociale, l’antiproibizionismo. Sono state infatti sequestrate le piante di marijuana presenti nel centro e gli strumenti per la loro coltivazione. Attività che da anni portiamo avanti apertamente. Siamo consapevoli che praticare coerentemente l’antiproibizionismo significa disobbedire a leggi ingiuste così come sappiamo che tale pratica può portare ad affrontare forme di repressione come quella adottata questa mattina dal reparto mobile della questura di Torino con l’avvallo della procura. Siamo d’altronde sicuri che l’autoproduzione sia l’unica pratica per scardinare il sistema delle narcomafie da un lato e del controllo sociale oscurantista dall’altro. L’autoproduzione è condivisione, non spaccio.

È stata certamente anche una buona occasione per la questura per mettere il naso nei locali dove si svolgono le numerose attività politiche e sociali del centro.

Nella giornata in cui i principali mezzi di stampa rilanciano le dichiarazioni del magistrato Cantone sull’importanza e la necessità di legalizzare la cannabis per evitare il gioco delle narcomafie è a dir poco paradossale che la procura e la questura di Torino si lancino in una operazione che va a colpire una delle poche esperienze reali in tale direzione. Noi lo sappiamo da anni, non abbiamo bisogno di un magistrato per capirlo.
Il risultato è che nel momento in cui scriviamo un compagno è in questura e un altro è denunciato a piede libero, compagni ai quali va tutta la vicinanza, amicizia, complicità. (NDPP: dopo 8 ore di fermo il compagno è stato rilasciato)
Tutte le attività del centro sociale programmate in questi giorni continueranno regolarmente.

Le compagne e i compagni del CSOA Gabrio
18 Agosto ’16

CONTRO LE MAFIE E IL CAPITALE: AUTOPRODUZIONE COME UNICA SOLUZIONE!
CSA PACÌ PACIANA
BG ANTIPRO

CI SIAMO QUASI!

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La proposta di legge presentata dal’intergruppo parlamentare “CANNABIS LEGALE”, sta venendo definita nei suoi ultimi dettagli presso le commissioni parlamentari.
Anche se la notizia sembra favorevole alle richieste che  gli antiproibizionisti fanno ormai da decenni, vi sono ancora alcune ombre che una rete di collettivi e laboratori ha già reso pubblici. (Cannabis legale ma a quale prezzo?)
Come tutti gli anni vogliamo esprimere perciò orgogliosamente il nostro antiproibizionismo in tutte le sue forme, per renderlo diffuso, cosciente e completo!

Sabato 26 dalle 19:30 presso l’Osteria “lo Strozzapreti” CENA VERDE SU PRENOTAZIONE!
Manda al più presto una mail a cenaverde@anche.no per assicurarti uno degli ultimi posti.

Dalle 21:00 presso l’Infopoint DIBATTITO: LIBERA AUTOPRODUZIONE COME UNICA SOLUZIONE!
Saranno presenti Luca Marola, autore de “Legalizzare con successo: l’esperienza americana sulla cannabis”, e Andrea, Operatore di Riduzione del Danno.
Si cercherà, attraverso l’analisi di alcuni modelli e proposte di legalizzazione, di capire e confrontarci su cosa potrebbe succedere in Italia a breve.

Dalle 22:00 inizia la gara: FAI SUUUU TROPHY
Tre gare: CRAZY, ACAB e BIG JOINT! Ricchi premi per i vincitori, e per il migliore dei tre un BONG IN PREMIO! sempre presso l’infopoint…

Dalle 22:30 partirà il laboratorio di strumenti vegani: LOTTO ALLE OTTO, SING A BONG!
Sempre presso il nostro benemerito INFOJOINT!

Per tutte le serate di Venerdì e Sabato potrete gustare i nostri prelibati BISCOTTI SPAZIALI!

GIUSTO O SBAGLIATO NON PUÒ ESSERE REATO!

C.S.A. PACÌ PACIANA

MAPPIN’ I.V.G.: storie di interruzione volontaria di gravidanza

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38 anni di non applicazione
38 anni. Sono tanti per un diritto sancito sulla carta, ottenuto con referendum, conquistato lottando e mai applicato nel pieno rispetto della salute psico-fisica delle donne e della legge stessa.
In Italia la situazione è di anno in anno peggiore e più passa il tempo più il diritto all’aborto è sempre meno applicabile.
E’ verosimile ipotizzare che, al massimo, tra quindici anni la legge 194 che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza (I.V.G.) non sarà più applicabile per assenza di personale sanitario in grado di eseguire tale operazione chirurgica.
Succede perchè anche chi è ancora in fase di specializzazione in ginecologia può già dichiarasi obiettore, secondo ragioni non sempre dettate da credenze religiose.
Tuttavia, poichè l’apporto medico può diventare necessario anche in caso di aborto spontaneo, di malfunzionamento della pillola RU486 (aborto farmacologico) o di gravidanza per stupro, è importante fare chiarezza sull’accessibilità delle pratiche abortive.

Innanzitutto è fondamentale sapere che:
” Il certificato per sottoporsi a IVG può essere rilasciato anche da un medico di fiducia (ginecologo di fiducia, medico di famiglia, altro specialista).
Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prender parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 della legge n.194 e agli interventi di I.V.G. quando sollevi obiezione di coscienza (Art. 9) con preventiva dichiarazione da comunicare al medico provinciale o al Direttore Sanitario dell’Ospedale. L’obiezione di coscienza non può essere invocata quando, data la particolarità delle circostanze, il personale intervento del medico o dell’esercente delle attività ausiliarie sia indispensabile a salvare la vita della donna in imminente pericolo.
Inoltre l’obiezione di coscienza non esonera dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.
L’obiezione, diritto irrinunciabile proponibile in ogni tempo (T.A.R. Puglia n. 88/1986) deve essere proposta, per avere effetto immediato, entro: un mese dal conseguimento dell’abilitazione, ovvero, un mese dall’assunzione presso l’ Ente che deve erogare la prestazione. Se proposta fuori termine, produce effetto solo dopo un mese dalla presentazione. Può essere invece revocata in ogni momento con effetto immediato.”

Ma tutto ciò nella pratica quotidiana viene ignorato ed i medici si rifiutano, spesso, di fare anche ciò che spetta loro per dovere.
La radicale diminuzione di strutture sanitarie pubbliche in cui viene garantita l’I.V.G. e i prezzi proibitivi di quelle private, inducono le donne a ricorrere alle antiche vie del circuito clandestino, con elevati rischi e ripercussioni per la salute.
Per di più, lo stato italiano, lo scorso 15 gennaio, ha emesso un decreto legislativo che prevede una sanzione compresa tra un minimo di 5 mila euro e un massimo di 10 mila. Oltre al danno…la beffa!

Il nostro intento è perciò quello di individuare sul territorio bergamasco i servizi che applicano la legge 194, individuarne l’iter di accesso e infine raccogliere tutte le informazioni in un vademecum pubblico e fruibile.

Come funzionano davvero questi servizi? Consultori compresi.
Cosa e come dovrebbe cambiare perchè questo diritto possa essere applicato nella sua interezza?
Come poter eliminare il trattamento di serie B che viene riservato ai non obiettori in ambito lavorativo?
Quanto pesano le ingerenze di associazioni pro-vita all’interno di ospedali pubblici?

E’ per questo che ci piacerebbe raccogliere anche le storie e le esperienze di chi affronta o ha affrontato il processo abortivo.
Ci rivolgiamo a donne (e loro partner) che si sono trovate nella situazione di dover abortire per una gravidanza non desiderata, per un aborto spontaneo che ha richiesto la medicalizzazione, per un aborto terapeutico e per una gravidanza conseguente ad uno stupro.

Ci rivolgiamo al personale medico non obiettore per capire come vivono la situazione sul posto di lavoro.

Ci rivolgiamo agli studenti e alle studentesse di medicina perchè ci raccontino la loro scelta.

Di silenzio si muore, di non applicazione della 194 anche, come prima del 1978.

SE VOLETE CONTRIBUIRE ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO PROGETTO, INVIATE LE VOSTRE NARRAZIONI A QUESTO LINK
Il sistema di raccolta garantisce l’anonimato e impedisce l’accesso all’indirizzo del mittente.

Saranno pubblicate SOLO ed ESCLUSIVAMENTE le storie per le quali ci verrà comunicato esplicito consenso.
Sarà nostra premura oscurare i dati sensibili eventualmente presenti negli scritti (per esempio i nomi del personale ospedaliero, del soggetto narrante e di altre perosne eventualmente coinvolte).

Vi invitiamo infine all’incontro “Sessualmente educat@” che si terrà il 2 Aprile presso il c.s.a. Pacì Paciana;  parleremo di 194, contraccezione, anatomia e anorgasmia. Racconteremo storie e ne ascolteremo. Sarà inoltre possibile reperire materiale informativo.

C.S.A. PACÌ PACIANA

SIAMO TUTT@ TRANSFEMMINISTI!