COMUNICATO SUL #14N A BERGAMO E LA GOGNA MEDIATICA CHE NE È SEGUITA

Corteo No Jobs Act #14N Bergamo

Abbiamo letto di tutto in questi giorni sui giornali. Articoli e dichiarazioni che parlano di violenza. Di soliti noti. Di centri sociali. Di antagonisti e simili. Abbiamo assistito ancora una volta al tentativo di alcuni poteri forti di questa città (partiti, sindacati confederali e giornali) di confinare il malessere delle fasce sociali più deboli, che hanno deciso di non subire silenziose gli effetti della crisi, dietro etichette preconfezionate sviando l’attenzione dai contenuti alla forma.

Denunciamo le misure socialmente devastanti che la Troika ci impone e il governo Renzi applica senza batter ciglio. Denunciamo il Jobs Act che ci rende ricattabili e precari a vita, denunciamo il Piano Casa che non risolve ma peggiora l’emergenza abitativa, denunciamo la Buona Scuola che continua il percorso di privatizzazione dei saperi, denunciamo lo Sblocca Italia che devasta i territori di tutti per il mero profitto di pochi, denunciamo EXPO che porta debito-cemento-precarietà ed è un laboratorio in cui sperimentare le politiche di svilimento dei lavoratori ed esportarle su tutto il territorio.

Denunciamo le vere violenze e non trovate altri argomenti se non darci dei teppisti per due uova e quattro fumogeni. Oggi, ribadiamo che venerdì 14 novembre c’eravamo tutti. Tutti e tutte abbiamo lanciato le uova. Tutti e tutte abbiamo deciso di cambiare percorso per manifestare il nostro dissenso a un sindacato che invece di stare dalla parte dei lavoratori sta sempre più spesso dalla parte dei padroni e del capitale. Tutti e tutte abbiamo occupato la sede del PD per opporci a un Piano Casa che ancora una volta non risolve l’emergenza abitativa ma criminalizza chi già ha perso tutto. Tutti e tutte abbiamo preso a pallonate Banca Intesa che finanzia e specula attraverso EXPO devastando i territori e sperperando soldi pubblici. Tutti e tutte abbiamo manifestato contro un’idea di scuola-azienda che invece di formare coscienze critiche cerca di formare soldatini funzionali ad un sistema malato. Tutti e tutte abbiamo voluto ricordare che l’art.18, sebbene riguardi una platea ristretta di lavoratori, oggi rappresenta, molte volte, l’unico modo per difendersi da licenziamenti ingiustificati che mascherano omotransfobia.
Sì, c’eravamo tutti, tutti gli studenti, tutti i lavoratori più o meno precari, tutti i migranti, tutti i senza casa, tutti. Quei tutti che rimandano al mittente l’appellativo di violenti, perché è violento chi, come la Lega, specula sulla pelle dei profughi predicando odio, è violento chi, come il PD, predica di interessarsi all’emergenza abitativa applicando discrezionalmente una legge che nega medico di base e scuola a chi si organizza per supplire alla latitanza delle istituzioni, è violento chi, come Unione Industriali – maggior beneficiario del Jobs Act – non fa investimenti sostenibili sul territorio ma delocalizza dove è più facile sfruttare, è violento chi, come la CGIL, non si oppone alla precarietà e firma accordi con altri sindacati per mandare in soffitta il conflitto a favore di una concertazione che gli assicura poltrone. L’accordo suggellato con Gori che toglie la possibilità di scioperare nel 2015 in vista di Expo e in nome di flessibilità e mobilità (leggasi sfruttamento) ne è l’ennesima prova.

Questi sono i veri violenti, non i cittadini che esausti si auto-organizzano e manifestano il conflitto sociale.

Assemblea per l’organizzazione dello Sciopero Sociale

 

 

GLI SCIACALLI: DA FORZA NUOVA ALLA LEGA NORD

Black-backed-

La scorsa settimana, precisamente nella giornata di Sabato 18 Ottobre, varie piazze italiane hanno assistito alla discesa in strada di formazioni xenofobe, autoritarie, neofasciste, unite nell’obiettivo comune del contrasto all’immigrazione. Lo abbiamo visto nella nostra città con Forza Nuova, presente anche in contemporanea a Napoli, Ancona e Bologna, ancora più evidente è stato a Milano, dove la Lega Nord ha lanciato la sua campagna contro la cosiddetta “invasione” dei migranti.

Non è un caso che le due manifestazioni avvengano lo stesso giorno e abbiano lo stesso tema. Entrambe aspirano a strumentalizzare le devastazioni prodotte dalla crisi, raccogliendo consensi grazie alla costruzione di un nemico, il migrante, che può essere facilmente tacciato di tutti i mali possibili, prestandosi perfettamente come valvola di sfogo per una società al collasso. Peccato per Forza Nuova dato che il tentativo di scendere in piazza per rilanciare un movimento oramai alla canna del gas, sia per la cronica mancanza di fondi che per la continua emorragia di militanti, sia stato un plateale fallimento; infatti le iniziative forzanoviste hanno complessivamente portato in strada poche centinaia di persone a livello nazionale, sempre e comunque assediate dalle mobilitazioni antifasciste.Per fare un esempio della débâcle del partito di Fiore, consigliamo la visione di questo video sulla mobilitazione di Ancona, dove i forzanovisti, pressati dalla presenza antifascista, vengono guidati in corteo dai dirigenti della digos.

Fatta la naturale premessa che ogni forma di fascismo va contrastata con ogni mezzo necessario, non si può prescindere dall’analisi politica che porta inevitabilmente a sottolineare la marginalità di un soggetto politico come Forza Nuova, di cui prevediamo la naturale scomparsa nei prossimi mesi. Al contrario la calata della Lega Nord a Milano rivela un dato sicuramente più interessante; al netto di una Piazza Duomo gremita dei soliti Soli delle Alpi, elmi vichinghi e ciarpameria verde, il dato politico rilevante è la prima prova tecnica della lega modellata dal nuovo leader Matteo Salvini.

Come avevamo avuto modo di indicare in precedenza ciò che rimane del partito dell’ex Senatur sta subendo una modifica radicale da parte del rottamatore Salvini. Sono spariti i riferimenti secessionisti, ed è al contrario evidente un richiamo ad un nazionalismo che si fonda sull’antieuropeismo e sul contrasto all’immigrazione. Esemplificativo è il logo che contiene le parole d’ordine del corteo, “Stop invasione” in caratteri cubitali bianchi su sfondo rosso, senza alcun riferimento che rimandi alla simbologia leghista, persino abbandonando il tanto amato e rappresentativo verde padano.

StopImmigrazione 18ottobre

Il tutto per poter creare un cartello che possa contenere anche chi con la lega non ha nulla da spartire se non è addirittura in aperto contrasto, un ricettacolo di tante formazioni di estrema destra che trovano all’interno di questo soggetto nazionale lo spazio per poter cavalcare la crisi in senso xenofobo e autoritario. Anche Fratelli d’Italia, non presente alla manifestazione di Milano, ma presente lo stesso giorno a Reggio Calabria per protestare contro l’operazione Mare Nostrum, utilizza le stesse parole d’ordine e una simbologia molto simile, probabilmente più per tacita alleanza che per velleità concorrenziali.

Le contraddizioni rimangono comunque evidenti ed esplosive anche in piazza; striscioni secessionisti a fianco di quelli sul primato nazionale (ovviamente italiano), l’inno di Mameli stonato da La Russa a fianco dei seccessionisti veneti, Roma ladrona versus l’Italia agli italiani. Nonostante le differenze nulla toglie che di fronte ad un potenziale successo elettorale, anche i più rissosi partiti di estrema destra potrebbero ritornare a più miti consigli in cambio di una poltrona in parlamento.

Vedremo nel prossimo futuro come Salvini sarà in grado di portare a compimento un progetto che si ispira apertamente al Front National di Marine Le Pen, anche in virtù degli ultimi successi: solo il mese scorso il Front National ha portato per la prima volta in senato due suoi membri, risultando così presente in tutti gli organismi rappresentativi della Repubblica Francese, cosa mai successa dal 1972, anno della sua fondazione.

Il format è noto: un cartello elettorale composto da imprenditori della paura, in grado di instillare terrore montando casi ad arte, dall’ebola importata in Italia ai rom che rubano i bambini, dalla pressione fiscale agli inesistenti sussidi per clandestini, etc. etc. Il passo successivo è quello di raccogliere malumori e consensi presentandosi come gli unici depositari delle soluzioni semplici in contrasto con il disinteresse delle istituzioni nei confronti di ciò che sente la gente, ovviamente ciò che loro dicono che la gente prova. Dire “no euro”, “no immigrati”, “lavoro agli italiani” è facile e premia nelle urne in tempi di crisi. Lo sa benissimo anche un politico-comico come Beppe Grillo molto attento ai sondaggi, che pochi giorni dopo il corteo di Milano tuona contro i clandestini sul suo blog per recuperare subito il terreno perduto.

La nascita di un nuovo soggetto “Le pen-ista” produce infatti una narrazione tossica e infestante in grado di schiacciare nell’immediato futuro PD e M5S sulle posizioni della Lega-Front National, in un inseguimento di un elettorato attirato dalle parole di odio e da promesse di rivalsa. È chiaro che chi cerchi una via di uscita alternativa alla crisi, che non passi per l’austerity e la speculazione, non possa che vedere questi affamati sciacalli come pericolosi al pari di un Renzi, di una Merkel o di un Draghi.

Di fronte a tutto ciò non è possibile opporsi alla Lega-Front National incartandosi unicamente su di un fronte antirazzista, i tempi sono cambiati e la Lega che abbiamo di fronte non è evidentemente quella dell’ampolla con l’acqua del Po, ma neanche quella del periodo istituzionale a Roma, della Bossi-Fini e del no islam; è una formazione che si inserisce a gamba tesa nella crisi per lucrare sulla razzia sociale che le misure di austerity e la speculazione stanno producendo. L’intento non è fermare queste ultime, ma gestirle e aumentarle, con la garanzia che le popolazioni devastate dalla crisi saranno troppo impegnate a cercare rivalsa altrove, contro i migranti, gli ancora più poveri, gli esclusi perdendo di vista la situazione nell’insieme.

Non è un problema di razzismo, è un problema di classe.

Di chi gli sfruttati li vuole gli uni contro gli altri.

Le contraddizioni raggiungono livelli ancora più assurdi e ci si rende conto che il gioco è sempre più sporco quando si riscontra che, a fianco di una linea xenofoba giocata sul deprimente adagio “ci rubano il lavoro”, la Lega siede a capo dell’esposizione universale EXPO 2015, contribuendo in maniera decisiva allo scempio che sta avvenendo sul fronte dei contratti di lavoro che nascono nel laboratorio Expo per poi ricadere su tutto il sistema lavorativo italiano.

Ma non basta, Maroni è già sotto inchiesta per induzione indebita, un avviso di garanzia per i dubbi che destano due assunzioni a tempo determinato che lo vedono coinvolto. Si parla di stipendi da 5000 euro al mese mentre per portare avanti la macchina mostruosa ci si vuole avvalere solo di volontari e precari. La Lega parla di una gestione delle risorse rivolta agli italiani e sempre con Maroni porta avanti le opere complementari ad Expo (Pedemontana, Brebemi, Teem) nelle quali, dietro all’ennesimo inglesismo (“Project Financing“), si nasconde un business per banche e privati.

Chi è il criminale?

Chi porta via il lavoro?

Il migrante che mette a disposizione la propria forza lavoro o il presidente leghista della regione Lombardia che specula sull’esposizione universale e vuole che lavoriamo gratis per lui?

É dunque necessario smontare il gioco della Lega-Front National, sia nell’evidenza della sua doppia faccia con un Salvini attento al territorio e alla “povera gente” al fianco di un Maroni speculatore e devastatore tramite Expo, sia nella produzione di modelli e alternative reali che sappiano fornire una reale soluzione alla crisi superando il sistema capitalista.

LE BOTTE DELL’IGNORANZA E IL SILENZIO DELL’OMOTRANSFOBIA

stopomotransfobia

Laura Lopes Siera, autrice del libro “Il fiocco rosa che passò da Medjugorie” , è una donna, una trans, ma soprattutto è una persona degna di rispetto.

Ancora una volta ci si scontra con il muro dell’ignoranza che, purtroppo, ancora oggi risulta essere spesso e invalicabile: apprendiamo che, la scorsa notte, Laura è stata pestata perché trans, o meglio, perché prima di essere donna era un uomo e chi la stava baciando ha ritenuto corretto farle notare con pugni e calci la sua omo-transfobia.

Laura è sempre stata una donna anche quando era ancora intrappolata in un corpo maschile.

Ma l’identità di genere è una concezione lontana e incomprensibile per una società che genera mostri di ignoranza e paura ad ogni piè sospinto.

Laura ha voluto metterci la faccia, la sua faccia pestata, perché è una donna che ha la colpa – se tale si può chiamare – di essere nata biologicamente uomo. Ci ha messo la faccia raccontando il pestaggio, non il primo purtroppo, come ci fa sapere. Speriamo possa essere l’ultimo.

Cogliamo l’occasione, tutt’altro che lieta, per rilanciare due appuntamenti: il 6 novembre Laura sarà nostra ospite e presenterà la sua biografia.

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EDUCARE ALLE DIFFERENZE

LOGO VETTORIALE ROMPIAMO SENZA SCRITTE
A pochi giorni dell’atroce notizia dell’aggressione al ragazzino nella provincia di Napoli, Bergamo si sveglia con un episodio di omofobia.
Davanti al liceo scientifico Mascheroni, è stata incisa con una chiave la parola “culo” sulla portiera della macchina di una militante antifascista impegnata anche nel comitato Rompiamo il Silenzio.
Può essere stato chiunque, ma ci viene più naturale pensare che un gesto del genere sia ascrivibile al bullismo adolescenziale dato che, purtroppo, gli omofobi in età adulta preferiscono esprimersi con azioni più dirette alla persona e ben più violente.
Oppure possiamo considerare questo gesto come il prodotto della libertà di espressione, come predicano le sentinelle in piedi; è comunque facile pensare al gesto di un adolescente, data la disattenzione degli istituti scolastici in merito alle tematiche LGBT.

Noi riteniamo che educare alle differenze sia fondamentale. Fondamentale per i nostri figli e per le nostre coscienze.
Il rispetto per il “diverso”, diverso da noi nell’aspetto fisico, nella razza, nella religione, nella cultura, nell’orientamento sessuale, l’abbattimento della visione sessista di questa società, degli stereotipi di genere, riconoscere una persona in quanto individuo. Queste sono per noi prerogative essenziali per una scuola aperta ai problemi sociali e chiediamo che siano valori RISPETTATI ma soprattutto DIVULGATI nelle nostre scuole.
La scuola rappresenta un punto di base per la formazione dell’individuo. Scegliere di non dare spazio a questi temi significa lasciare il processo educativo in totale balia di tutto ciò che il mondo degli adulti può fornire, tra cui anche razzismo, omofobia, sessismo.

Vincenzo, il quattordicenne di Napoli abusato con tale violenza da subire l’asportazione del colon, avrà delle ripercussioni psicologiche che non capiremo mai.
Ma fisicamente si riprenderà.
La portiera della macchina si aggiusterà.
L’ignoranza di questi ragazzi invece, quella rimarrà.
Ed è nostro dovere provare a comunicare con loro, affinchè ognuno sia libero di vivere la propria vita senza essere deriso e umiliato da gente che, in fondo, non è migliore di lui.

FUORI FASCISMO e OMOFOBIA DALLE SCUOLE!

#EXPOFAMALE – FACCIAMOLO SMETTERE

- 4 ottobre ore 16.00 @ piazza Dante, Bergamo

 Assemblea provinciale in avvicinamento alla 2 giorni NOEXPO del 11-12 ottobre

“Dalla BreBeMi a Zingonia: le ricadute di EXPO 2015 sul territorio bergamasco”.

 

- Pullman per corteo NOEXPO 11 ottobre a Milano

Partenza alle ore 13.30 dal piazzale della Malpensata.

Costo 3 €,  per info e prenotazioni scrivere a:  prenotazioni@anche.no

 

#EXPOFAMALE – FACCIAMOLO SMETTERE

exposigarette

I modelli e meccanismi di espropriazione e di sfruttamento che devastano il territorio fisico e il territorio dei diritti sono figli delle logiche neoliberali e trovano nelle grandi opere (non solo nel  TAV Torino-Lione) un canale privilegiato per auto-perpetrarsi facendo leva sulla natura di questi eventi che, come ormai arcinoto, favoriscono la speculazione e l’infiltrazione mafiosa.

Expo 2015 non sfugge a questo sistema, anzi lo amplifica andando ad intaccare non solo la difesa dei territori e il contrasto alle speculazioni ma avendo un forte impatto anche in altri campi tra i quali soprattutto lavoro, politiche di genere e autodeterminazione alimentare. Al netto della sua innegabile centralità non basta catalogare tutto ciò che è in connessione con l’esposizione universale per opporsi a quello che Expo rappresenta.

Expo è sia un acceleratore della speculazione e della devastazione dei territori sia un laboratorio per la creazione di nuovi dispositivi di sfruttamento basati sulla triade debito, cemento e precarietà.

Riconoscere e combattere tali dispositivi serve per capire il sistema intorno all’esposizione universale e per andare oltre la sua specificità.

In questo senso, di seguito riportiamo una analisi preliminare e non conclusiva di tre casi studio in cui si trovano tracce del modello Expo sul territorio bergamasco, sia tramite una connessione diretta e palese sia attraverso la riproduzione di nuovi modelli di predazione capitalistica.

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